Ha intervistato Franco Trabalzini, il marchio Med-El: il messaggio pubblicitario

A Firenze opera Trabalzini. © Meyer

Basta una conversazione con uno dei massimi esperti di chirurgia dell’orecchio, per richiamare l’importanza dell’individualizzazione della terapia per le ipoacusie. Da Med-El, messaggio pubblicitario.

Sappiamo tutti cos’è un impianto cocleare: quello strumento elettronico che, legato a un filo di elettrodi, che viene impiantato all’interno della coclea, ci permette di ripristinare sensazioni uditive nel sordo di grado profondo altrimenti non riabilitabile con altri tipi di presidi. Gli impianti vengono usati nei bambini ormai da una trentina di anni, ma negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante sia per lo sviluppo tecnologico dell’impianto stesso, sia per la riduzione dell’invasività chirurgica.

Mi ricordo che negli anni ‘90 facevamo incisioni molto grandi e l’intervento durava molto, mentre adesso l’intervento dura un’oretta o poco più, il bambino può tornare a casa il giorno dopo e la ferita retroauricolare è molto piccola. Oltre a questo, grazie allo sviluppo tecnologico, adesso esistono impianti che hanno il filo di elettrodi inferiore al mezzo millimetro di diametro e che, mediante un sofisticato software, possono essere ritagliati sul paziente prima ancora dell’operazione. Consideriamo che la coclea normale varia, sia come dimensioni (si va da 28-29 a 32-33 millimetri), sia come diametro, sia come forma: di conseguenza, trovare l’elettrodo specifico per la coclea specifica permette di ottenere la performance ideale come risultato uditivo.

La coclea è caratterizzata da una funzione tonotopica: a seconda del punto in cui viene stimolata, otterremo suoni di frequenza diversa. A livello della base suoni acuti, e man mano che si va verso l’apice suoni sempre più gravi. Per cui eseguire un intervento con un impianto completo di elettrodi durante tutta la lunghezza della coclea dà una stimolazione ottimale, perché permette di sfruttare al massimo tutto il suo tonotopismo. È un po’ come uno strumento: se ho un’arpa, per suonarla bene devo suonarla tutta. Più la impianto in maniera completa, maggiore sarà la quantità di stimoli su tutte le frequenze che io riesco a ottenere. Questo ha fatto sì che potessimo avere una performance uditiva sempre più sofisticata: se, infatti, fino a pochi anni fa il nostro obiettivo principale era quello di far sì che un bambino non udente potesse avere le stesse potenzialità nello sviluppo del linguaggio di un bambino normoudente, adesso l’obiettivo è più elevato rispetto alla qualità, cioè che il bambino non udente possa ascoltare, apprezzare e – perché no – produrre musica in modo quanto più possibile simile ai bambini normoudenti. Siamo passati a un livello di qualità di ascolto molto più sofisticato.

Qual è il ruolo della musica nel processo di riabilitazione?

La musica, oltre a rappresentare un livello di ascolto molto più sofisticato, permette di eseguire una riabilitazione uditiva molto più completa ed empatica. Al “Meyer”, grazie alla nostra Fondazione, abbiamo la possibilità di avere veri e propri musicisti, da anni, esperti di musicoterapia. Un musicista può creare empatia, può coinvolgere e interessare i piccoli pazienti molto più di un impianto stereo. Questo è valido soprattutto nei bambini molto piccoli, quando al deficit uditivo si associano altri deficit, quali ad esempio ritardi neurologici. Il bambino multihandicap è quello che più trova giovamento da questo tipo di riabilitazione.

È bene sottolineare che la musica ha due vantaggi importanti: è un linguaggio universale unico e multietnico – noi abbiamo bambini con genitori madrelingua non italiani e la musica è un fattore aggregante tra bambini e famiglie di diverse culture – e ci permette di valutare la performance uditiva dei bambini in maniera oggettiva e comparabile. Noi abbiamo elaborato un sistema di valutazione, costruito su un punteggio che viene attribuito in base alla capacità che ha il bambino di riconoscere alcuni parametri fondamentali della musica: dal ritmo (un suono riprodotto in tempi diversi, che si può eseguire con un semplice strumento a percussione all’altezza del suono), al timbro (riconoscere la diversità di un suono prodotto da un pianoforte, da una chitarra), finanche ad individuare la dinamica, cioè il crescendo e il diminuendo. Il riconoscimento di tutti questi parametri ci dà un punteggio sulla performance uditiva che il bambino ottiene, comparabile tra bambini di diverse culture.

Per saperne di più e impostare i tuoi parametri.">