Il pubblico di HEAL 2014 alla conferenza di Judy Dubno sul riconoscimento vocale

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Scorcio sulla Medical University of South Carolina di Charleston, Stati Uniti. © MUSC

L’età e il sesso sono fattori-chiave delle condizioni di salute croniche: lo studio longitudinale sulla popolazione americana, a cura della specialista Judy Dubno, ha indagato il riconoscimento vocale nell’arco della vita, in particolare i cambiamenti che intervengono dalla mezza età alla vecchiaia.

Se si guarda alle più comuni patologie – ha riferito la relatrice di una presentazione sul tema, nel corso della conferenza HEAL 2014 di Cernobbio – si nota che i problemi di udito riguardano maggiormente gli uomini di ogni età; considerando nello specifico le varie fasce, questo genere di disturbo colpisce sempre i pazienti maschili fra diciotto e quarantaquattro anni e fra quarantacinque e settantaquattro anni, mentre per trovarne l’insorgenza in entrambi i sessi bisogna rivolgersi agli ultrasettantacinquenni. La ricercatrice del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale della Medical University of South Carolina di Charleston, Stati Uniti, ha stimato in circa il 17% degli adulti americani – ovvero trentasei milioni di persone – coloro che dichiarano una qualche perdita uditiva: il 75% di questi ha almeno cinquantacinque anni. La sordità è una delle più comuni patologie croniche dell’invecchiamento, e la prima per gli anziani di sesso maschile; ma è anche un disturbo cronico comune nella mezza età.

Il sistema uditivo, con l’invecchiamento, presenta molteplici fattori di rischio: l’esposizione al rumore, l’assunzione di farmaci, le malattie, l’invecchiamento stesso e varie condizioni di comorbidità portano al verificarsi di perdite sensoriali. Negli anziani è importante capire come distinguere i vari effetti, al fine di assegnarli ciascuno al proprio fattore di rischio, determinare il contributo esclusivo dell’invecchiamento, identificare target promettenti di intervento e sviluppare strategie per prevenire o ritardare l’inizio del declino legato all’età.

Gli studi

Numerosi studi su larga scala del riconoscimento vocale negli anziani riportano un declino legato all’età – ha spiegato Dubno – ma queste conclusioni sono spesso basate su analisi trasversali che rivelano differenze nei punteggi fra i gruppi di età e possono non includere gli adulti di mezza età. I risultati, pertanto, sono inconsistenti in relazione al contributo a questo declino che possa essere associato al fattore dell’età, al sesso e ad altre comorbidità dello stato di salute. Risultati contraddittori possono anche riguardare differenze di coorte, che sono note per confondere le differenze di gruppo negli studi trasversali. Ancora più importante, l’interpretazione delle differenze di riconoscimento vocale nei gruppi suddivisi per età si complica per le soglie di toni puri e la funzione cognitiva, che possono cambiare con l’avanzare dell’età, e per i tassi di cambiamento nel riconoscimento che variano tra gli individui.

Judy Dubno nel corso del suo intervento a Cernobbio. © C. P.

«L’approccio ad uno studio longitudinale, invece, presenta i vantaggi che vedono i partecipanti agire sotto il proprio controllo, riducendo così al minimo gli effetti di fattori incontrollabili come la storia personale dell’esposizione al rumore, l’occupazione, l’alimentazione e l’anamnesi, inoltre consente di misurare i cambiamenti connessi all’età per gruppi e per soggetti singoli, mentre l’approccio trasversale considera soltanto i gruppi», ha dichiarato la relatrice. Tuttavia – ha aggiunto – fra gli svantaggi si annoverano il fatto che la raccolta di dati richiede molti anni, è necessario trattenere i partecipanti per lunghi periodi di tempo, il reclutamento è più complesso, l’abbandono è selettivo per gli studi longitudinali dell’invecchiamento poiché i soggetti maggiormente in salute o più performanti rimangono in osservazione più a lungo, infine non sono da sottovalutare gli elevati costi. Per quanto riguarda gli studi longitudinali del riconoscimento vocale, in letteratura se ne riportano pochi, ovvero Dubno et al. (2008) e Pronk et al. (2013): i limiti sono costituiti da campioni di piccole dimensioni, campioni non basati sulla popolazione, fasce di età ristrette che non comprendono la mezza età, brevi periodi di follow-up, non comprendono misure del parlato nel rumore e non controllano gli effetti del declino legato all’età nelle soglie di rilevamento.

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