Il sistema efferente olivare, protettore dell’orecchio interno

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Un recente studio[1], condotto dai dottori Maison, Usubuchi e Liberman della Facoltà di Medicina dell’Università di Harvard, Stati Uniti, dimostra che il sistema efferente olivare protegge l’orecchio interno dagli effetti ototossici dei rumori ambientali, riducendo le neuropatie cocleari.

Il fascio olivo-cocleare, che ha origine al livello del complesso olivare superiore e procede verso le cellule ciliate esterne, esercita un feedback negativo sulle risposte del nervo uditivo. In tal modo, protegge l’orecchio interno dagli effetti ototossici legati agli stimoli sonori di forte intensità. Tutti i vertebrati presentano questo feedback. Tuttavia, sembra improbabile che l’evoluzione abbia messo a punto un tale sistema di protezione contro gli elevati livelli sonori, ai quali i vertebrati non potevano essere esposti un tempo. Per questo motivo tale protezione è stata considerata un epifenomeno e non la funzione primaria del fascio.

Questo paradosso è stato risolto dai ricercatori di Harvard, che hanno evidenziato il ruolo protettivo di questo feedback ad intensità sonore inferiori, pari a 84 dB. È uno stimolo che si subisce nel quotidiano e, soprattutto, di un livello tale a cui gli animali viventi prima dell’Antropocene poterono essere esposti.

Gli scienziati hanno condotto i loro esperimenti sui topi. Hanno scoperto che, quando essi sono stati esposti a deboli livelli sonori per un lungo periodo di tempo, il loro audiogramma non si è modificato ma si è osservata una degenerazione del nervo uditivo pari al 20%. Hanno poi ripetuto l’esperimento su topi il cui fascio olivare efferente era stato precedentemente danneggiato. Il risultato ha mostrato che questi topi presentavano una neuropatia cocleare tre volte superiore a quelle delle cavie normali, evidenziando anche l’effetto protettivo di questo fascio sulla coclea.

Un metodo messo a punto nel 2000 dagli stessi ricercatori[2] permette di analizzare il fascio cocleare in maniera non invasiva e dunque di prevedere la qualità di questi protettori, molto variabile da un individuo ad un altro. Questo test, applicato all’uomo, offrirebbe anche un mezzo per individuare le persone più adatte ad affrontare gli ambienti rumorosi.

Fonti: [1]Maison SF et al. “Efferent Feedback Minimizes Cochlear Neuropathy from Moderate Noise Exposure”. The Journal of Neuroscience 2013;33(13):5542-5552. [2]Maison SF e Liberman MC “Predicting Vulnerability to Acoustic Injury with a Noninvasive Assay of Olivocochlear Reflex Strength”. The Journal of Neuroscience 2000;20(12):4701-4707.

Foto:

Schema dell'apparato auricolare. © Bernafon

B. S.

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