I dispositivi FM migliorerebbero le abilità di lettura dei bambini dislessici

Apparecchi acustici e dislessia

I risultati di un recente studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, in parte finanziato da una sovvenzione della casa produttrice svizzera Phonak, dimostrano i benefici dei dispositivi FM per i bambini che soffrono di dislessia. Questi consentirebbero loro non soltanto di sentire meglio quando utilizzano gli apparecchi, ma migliorerebbero anche a lungo termine la loro coscienza fonologica e le loro abilità di lettura, anche oltre l’utilizzo dell’apparecchio stesso.

Lo studio è stato condotto dall’Auditory Neuroscience Laboratory presso l’Università di Northwestern. Il gruppo di ricercatori, guidato da Nina Kraus, ha cercato di comprendere la relazione fra apparecchi di ascolto e dislessia nei bambini. Ha lavorato con trentotto bambini, da otto a quattordici anni, tutti allievi di una scuola speciale per ragazzi con problemi di lettura. La metà dei bambini non portava il dispositivo ed è stata utilizzata come gruppo di controllo. Gli altri diciannove indossavano un sistema di aiuto all’ascolto, tutti i giorni durante un intero anno scolastico. «Con l’uso dei sistemi FM, l’insegnante è dotato di un microfono e lo studente di un ricevitore FM BTE che trasferisce la voce dell’insegnante direttamente nell’orecchio. L’allievo è quindi più concentrato», spiega Nina Kraus, ricercatrice principale dell’Auditory Neuroscience Laboratory all’Università di Northwestern e coautrice dello studio. «Quando abbiamo misurato la risposta del cervello ai suoni della parola, i bambini che indossavano il dispositivo hanno reagito in maniera più sistematica agli elementi molto morbidi e in rapida evoluzione dei suoni che permettono di distinguere una consonante da un’altra (ad esempio: /ba/, /da/, /ga/). Questa stabilità migliorata è stata legata al miglioramento della lettura basato su misure standardizzate di leggibilità, che, come un beneficio a lungo termine, evidenzia la plasticità cerebrale e rende questo studio estremamente interessante. Migliorare l’elaborazione uditiva del suono di un allievo in questo modo offre ai bambini una migliore possibilità di eseguire associazioni tra ciò che sentono e ciò che questi suoni significano. Essi possono poi ricollegare queste informazioni a ciò che vedono sulla carta», conclude Nina Kraus.

Per leggere l’intero studio si rimanda alla consultazione del link http://www.soc.northwestern.edu/brainvolts/documents/FM_PNAS12.pdf.

Foto © Phonak

La redazione

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