Fra generazioni, studio epidemiologico formula meno rischi per disturbi di udito

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Hanno un minore rischio di sviluppare ipoacusia, le persone nate dopo il 1925: lo rivela uno studio epidemiologico attraverso le generazioni. © G. B.

Interessanti e, forse, sorprendenti sono i risultati di uno studio epidemiologico che dimostra le differenze di incidenza del rischio di disturbi dell'udito: inferiore per i nati dopo il 1925 – generazioni dette silenziosa, Baby Boom e X – rispetto ai nati dal 1901 al 1924 della Greatest Generation.

Bisogna innanzitutto considerare l’obiettivo alla base del lavoro: ovvero, analizzare se l'incidenza del calo audiologico e il cambiamento nella media dei toni puri differiscono a seconda della generazione e identificare i fattori alla base delle differenze. Il metodo adottato ha compreso esami di riferimento si erano svolti dal 1993 al 1995 nell'EHLS – Epidemiology of Hearing Loss Study e dal 2005 al 2008 nel Beaver Dam Offspring Study – BOSS, con due esami di follow-up a cinque anni in ciascuna coorte. Lo studio di coorte longitudinale ha valutato come riferimento tremilaseicentocinquantuno partecipanti, senza disturbi dell'udito, che avevano dati di follow-up. In merito al campione, appunto, il lavoro ha indagato una coorte di tremilaseicentocinquantuno adulti nell'ambito dell’Epidemiology of Hearing Loss Study e nel BOSS – Beaver Dam Offspring Study.

Formidabili i risultati ottenuti: bisogna innanzitutto osservare che, fra i tremilaseicentocinquantuno partecipanti, l'incidenza di calo audiologico a cinque anni era del 14,1% e l'incidenza cumulativa a dieci anni del 26%. Il fenomeno aumentava anche con l'età. Il rischio dei disturbi audiologici a cinque anni diminuiva in base alla generazione, aggiustato per covariate multiple. La diminuzione del rischio è parsa simile durante i dieci anni. Il tasso di cambiamento della media dei toni puri per cinque anni di follow-up diminuiva in base alla generazione, con la Greatest Generation – nata dal 1901 al 1924 – che ha registrato il più alto a 7,03 dB HL. Gli stessi tassi erano significativamente inferiori nelle altre generazioni: la cosiddetta silenziosa, nata dal 1925 al 1945, a 3,30 dB HL; la Baby Boom, dal 1946 al 1964, a 3,36 dB HL; e la generazione X, dal 1965 al 1984, a 2,33 dB HL.

Hanno dunque tratto conclusioni in qualche misura rivoluzionarie, gli autori della ricerca: infatti, questo è uno studio che suggerisce che il rischio di disturbi dell'udito e il tasso di variazione della media dei toni puri sono entrambi inferiori per la cosiddetta generazione silenziosa e per quella del Baby Boom, rispetto alla Greatest Generation. Parte del rischio è probabilmente associata a cambiamenti nei fattori modificabili. Un potenziale beneficio continuo esisterebbe per la generazione X. Effettuando una combinazione del rischio ridotto di calo dell'udito per la generazione silenziosa e per quella del Baby Boom, la scoperta pertanto implica che il futuro carico dell'ipoacusia potrebbe essere inferiore a quanto suggeriscono le stime attuali.

Fonte: Adam J. Paulsen et al., “Incidence of Hearing Impairment and Changes in Pure-Tone Average Across Generations”. JAMA Otolaryngology. DOI: 10.1001/jamaoto.2020.4352.

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