Studio sulla formazione musicale in qualità di riserva cognitiva nella terza età

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A livello clinico è da tempo noto il beneficio della musica, sia dal punto di vista terapeutico sia per agevolare la riabilitazione audiologica: ad esempio, all’ospedale dei bambini “Burlo-Garofolo” di Trieste, già in anni passati si favoriva la fruizione della disciplina, come dimostra la foto d’archivio scattata in occasione della Festa della Musica 2019. © “Burlo-Garofolo”

Dall’esperienza della formazione musicale deriva un beneficio per le capacità cognitive durante l’invecchiamento: dallo studio di cui si tratta, è dimostrato che si può rallentare il declino della comprensione del parlato dove gli anziani faticano ad elaborare il messaggio vocale, specie nel rumore.

Ha avuto come obiettivo l'indagine degli effetti dell'esperienza musicale e dell'invecchiamento sulla capacità di percezione del parlato nel rumore, ipotizzando un ruolo-chiave di mediazione della memoria di lavoro uditiva nel migliorare la percezione del parlato nel rumore carente negli anziani, attraverso la formazione musicale. Hanno impiegato il seguente metodo di lavoro, i ricercatori autori dello studio: bisognava riconoscere il parlato nel rumore con frasi di discorsi senza senso, sia con la collocazione percettiva, sia separati con il mascheratore del rumore nel cosiddetto mascheramento energetico, sia con il mascheratore del dialogo a due oratori nel cosiddetto mascheramento informativo. La memoria di lavoro uditiva è stata misurata dall'intervallo delle segnalazioni dei messaggi uditi. L'analisi del percorso è stata utilizzata per esaminare gli effetti diretti e indiretti dell'esperienza musicale e dell'età sulle prestazioni di percezione del parlato nel rumore. Il campione era così composto: nel gruppo figuravano quarantotto musicisti più anziani, ventinove non musicisti più anziani, quarantotto musicisti giovani e ventiquattro non musicisti giovani, tutti con udito periferico pressoché normale.

Lasciando parlare i risultati, è emerso che certamente i musicisti più anziani hanno ottenuto prestazioni migliori dei non musicisti più anziani, nella memoria di lavoro uditiva e in tutte le condizioni del parlato nel rumore, cioè la separazione del rumore, la collocazione del rumore, la separazione del messaggio vocale e la collocazione del messaggio vocale, ma tali vantaggi connessi ai musicisti si sono dimostrati assenti nei giovani adulti. L'analisi del percorso ha mostrato che l'età e la formazione musicale comportano effetti opposti sulla memoria di lavoro uditiva, che gioca un ruolo di mediazione significativo nella percezione del parlato nel rumore. Inoltre, il tipo di formazione musicale non differenzia la percezione del parlato nel rumore, indipendentemente dall'età.

Bastano pertanto i dati raccolti per elaborare le seguenti conclusioni: innanzitutto, l'esperimento fornisce la prova che l'abitudine all'allenamento musicale compensa il deficit di percezione del linguaggio correlato all'età in condizioni di ascolto avverse, preservando la memoria di lavoro uditiva. I risultati evidenziano il ruolo di questa memoria nel supportare la percezione del linguaggio in ambiente sonoro rumoroso in competizione, negli anziani, e sottolineano l'importanza della formazione musicale come mezzo di riserva cognitiva contro il calo della comprensione del parlato e della cognizione nelle popolazioni che invecchiano.

Fonte: Lei Zhang et al., “Musical Experience Offsets Age-Related Decline in Understanding Speech-in-Noise: Type of Training Does Not Matter, Working Memory Is the Key”. Ear and Hearing. DOI: 10.1097/AUD.0000000000000921.

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