In Israele, uno studio che esclude i danni all’udito in conseguenza del Covid-19

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La ricerca proveniente da Tel Aviv si aggiunge al dibattito internazionale sugli effetti della pandemia da Coronavirus sull’udito. © liorpt-iStock

Ha pubblicato di recente un’interessante ricerca la TAU – Università di Tel Aviv, indagando gli effetti della malattia da Coronavirus: l’indagine, sebbene il campione fosse esiguo e coinvolgesse solo pazienti asintomatici, non ha trovato prove di danni al sistema uditivo in conseguenza del contagio.

È in ogni caso un fatto che, finora, il dibattito sulla possibilità che la malattia da Coronavirus possa causare disturbi della capacità uditiva ha condotto ad elaborare una serie di indagini all'interno di diversi siti accademici, delle quali le prime evidenze hanno suggerito un legame degno di un'analisi più approfondita. Eppure, come per questo recente lavoro diretto dall’esperta Karen Avraham della Facoltà di Medicina “Sackler” dell’Università di Tel Aviv, gli studi – fino a questo momento – sono stati esigui.

Facendo riferimento alla presente ricerca della TAU – Università di Tel Aviv, pubblicata sulla rivista Otology & Neurotology, è stata formulata includendo otto individui asintomatici che erano risultati positivi per il Covid-19 ed altrettanti volontari sani che hanno figurato nel campione servendo come gruppo di controllo. Facendo inoltre riferimento proprio al campione, va detto che era stato formato ad aprile, all'inizio della pandemia.

Non paiono emergere dubbi in merito al nodo della questione: «Il nostro studio ha esplorato se la malattia da Coronavirus può causare danni neuronali o sensoriali permanenti al sistema uditivo. Non abbiamo trovato evidenze scientifiche di tale danno», ha notato il medico coautore Amiel Dror del Galilee Medical Center e della Facoltà di Medicina “Azrieli” presso l’Università Bar-Ilan.

Grazie alla ricerca, sono stati misurati i dati elettrici dal tronco cerebrale, testando l'intero percorso delle onde sonore dall'orecchio al cervello. È stata testata anche l'attività delle cellule ciliate dell'orecchio interno. Non è stata trovata alcuna differenza tra i soggetti positivi alla malattia da Coronavirus e il gruppo di controllo.

Bisogna considerare che molti media internazionali hanno dato risalto alle prime indicazioni di un legame tra la malattia da Coronavirus e l’ipoacusia, con inevitabili increspature in quella che è la camera dei sentimenti di oggi, cioè i social network. Inoltre, per restare in argomento, l’American Academy of Audiology – fin dalla primavera – aveva puntato l’attenzione, ad esempio, sull’ototossicità dei farmaci derivati dal chinino, come la clorochina e l’idrossiclorochina. Comunque, mentre il gruppo di ricerca dell’Università di Tel Aviv sta già lavorando ad uno studio molto più ampio che coinvolge centinaia di pazienti, anche quelli che sono stati gravemente malati e addirittura sottoposti a ventilazione, Amiel Dror ha sottolineato i pericoli di correre troppo su questo: «È molto importante basare la nostra conoscenza del virus su studi oggettivi e astenersi da conclusioni affrettate. I social media hanno attribuito al Coronavirus numerose malattie e molti altri sintomi, ma spesso le informazioni sono infondate e portano a stress ingiustificato, oltre a pressioni inutili sul sistema sanitario».

Fonte: Dror Amiel A. et al., “Auditory Performance in Recovered SARS-COV-2 Patients”. Otology & Neurotology; 8 dicembre 2020. DOI: 10.1097/MAO.0000000000003037.

Peter Wix

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