Giornata senza auricolari, in Francia, in occasione della prevenzione sull’udito

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Il manifesto per sensibilizzare i francesi alla prevenzione dell’ipoacusia. © JNA

Anche nel 2021 la Giornata Nazionale dell’Udito è per la comunità francese l’occasione ideale per alimentare le iniziative di sensibilizzazione nell’ambito della corretta protezione dell’abilità uditiva. L’importanza dell’ascolto e dell’uso degli auricolari in sicurezza è il messaggio di quest’anno.

È infatti una “Giornata senza auricolari” quella che l’associazione promuove per la prima edizione presso l’opinione pubblica, in occasione delle celebrazioni della Giornata dell’Udito che si terranno oltralpe in data 11 marzo, recependo l’invito che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivolto istituendo la ricorrenza e che anche l’Italia accoglie con eventi dedicati. In Francia, è da ormai ventiquattro anni che la campagna è stata rilanciata e produce iniziative di informazione, prevenzione e sensibilizzazione in tema di audiologia.

Quest’anno l’associazione di riferimento punta l’attenzione sulle famigerate cuffiette, che sono sempre più parte della quotidianità dei francesi – come, del resto, di tutti i cittadini di questa area del mondo, restando a contatto con le orecchie ormai per diverse ore della giornata. Infatti, i risultati di un sondaggio IFOP-JNA sul tema #JusteAvant condotto nei primi giorni di marzo 2020, dal titolo “Quale futuro per le orecchie dei francesi?”, indicano che una percentuale pari a 88% dei giovani tra i quindici e i diciassette anni utilizza gli auricolari, mentre otto utenti su dieci hanno meno di trentacinque anni; questa abitudine riguarda anche il 53% delle persone fra trentacinque e quarantanove anni e il 36% di chi ha da cinquanta a sessantaquattro anni. Quasi uno su cinque utilizza queste apparecchiature per più di due ore al giorno e il 38% da una a due ore. Se tre quarti degli intervistati ascoltano i suoni ad un volume moderato, il 25% ha l'abitudine di alzarlo. Alcuni addirittura si addormentano con le cuffiette: il 42% di chi ha meno di trentacinque anni, da ogni tanto a tutte le sere; il 46% dei ragazzi tra i quindici e i diciassette anni e il 45% dei giovani fra i diciotto e i ventiquattro. Un altro dato preoccupante rilevato in questo sondaggio è che il 28% del campione usa gli auricolari a scuola e al lavoro, mostrando in tal modo che questi accessori invadono tutti gli spazi delle attività umane e non sono più soltanto il prodotto di una generazione ma di tutte.

L'ultima indagine IFOP-JNA condotta nell'ottobre 2020 – “Capire le parole al lavoro è una sfida?” – testimonia che più di tre persone su cinque che lavorano da casa hanno utilizzato cuffie o auricolari per svolgere le loro mansioni. Di queste, il 20% li ha utilizzati per oltre due ore al giorno. Fatti confermati nel corso delle campagne di sensibilizzazione rivolte ai manager. L'arrivo del Coronavirus – è molto probabile – ha intensificato le pratiche di utilizzo degli auricolari, sia per partecipare a lezioni e riunioni a distanza, sia per sfuggire all'ansia e lasciarsi andare alle chiacchierate con gli amici. La prossima ricerca IFOP-JNA, condotta per la Giornata di giovedì 11 marzo 2021, farà luce su questo punto.

Grazie a queste constatazioni, quindi, l’associazione JNA che gestisce la campagna della Giornata Nazionale dell’Udito pone una questione: bisogna smettere di usare le cuffie? In realtà non è il suono che deve essere rifiutato, né l'uso in sé degli auricolari deve essere bandito, ma sono soprattutto le modalità di consumo dei suoni che possono essere dannose per le orecchie. Si tratta dunque di rivederle con semplici buone pratiche: variare le modalità di ascolto, impiegando auricolari o cuffie, altoparlanti nomadi o direttamente dal computer come ascolto remoto naturale a distanza; moderare il volume e la durata dell'ascolto della musica; offrire tempi di recupero alle orecchie, ossia dopo una videoconferenza, durante la giornata, è giusto lasciarle riposare all'aria aperta e in un ambiente sonoro naturale e calmo, mentre è importante approfittare delle ore di sonno per godere di una grande area di recupero; insieme bisogna ridurre il baccano collettivo derivante dai comportamenti umani, perché siamo tutti produttori di rumore. Questo fatto evita che gli altri debbano indossare gli auricolari per sfuggire al fastidio circostante che si trovano a subire.

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