Assistenza mirata, anche in audiologia: un approccio vincente dall’Ida Institute

Pratica clinica

Dalla direttrice dell'Ida Institute, organismo di livello internazionale situato in Danimarca, i consigli di come affrontare il distanziamento durante la riabilitazione, prendendo spunto dall’esperienza danese di successo. © P. W.

Grazie all’esperienza di chi ci è già passato, è possibile introdurre nella professione audioprotesica elementi semplici ma che fanno della gestione della riabilitazione una cura personalizzata. Il fattore umano è il vero valore, garantisce la direttrice generale dell'Ida Institute in un’intervista.

Curare l’udito è ancora più difficile, oggi che il Coronavirus ha cambiato completamente i comportamenti e le priorità. Al punto che, in Italia come in tutta Europa, si conferma la tendenza a rimandare l’appuntamento al centro acustico a tempi più favorevoli. Chiaramente è un errore e, da più parti, si moltiplicano gli appelli per comunicare l’importanza – ancora più di ieri – di contrastare l’isolamento sociale, che è una conseguenza temibile per gli anziani e che può certamente acuirsi in un contesto in cui a quella categoria di persone viene da più parti detto di restare a casa per difendersi dal contagio.

Grazie a Lise Lotte Bundesen, direttrice generale dell'Ida Institute danese, un’istituzione nel campo riconosciuta a livello globale, è possibile ricevere suggerimenti su come riorganizzare la propria attività da remoto per fronteggiare la durata di questa crisi garantendo, nel contempo, il servizio e una presenza il più possibile costante, almeno con una grande parte degli utenti. Condividendo i suoi pensieri e le sue esperienze sui fondamenti, sui punti focali e sul futuro dell'approccio centrato sulla persona in audiologia, infatti, l’esperta dispensa diversi consigli per i professionisti dell'udito: «L'assistenza centrata sulla persona è una modalità che si implementa facilmente nella pratica clinica: molti studi hanno mostrato che non richiede tempi di esecuzione supplementari», ad esempio. E non sembri una contraddizione, il fatto che le cure così formulate non temono il distanziamento imposto dall’evoluzione epidemica. È facile immaginare che la pratica audioprotesica sarà traghettata in futuro verso uno schema molto più telematico, ma di gran lunga questo non significherà che l'assistenza centrata sulla persona perderà di importanza: «Al contrario: sarà davvero determinante essere in grado di stabilire un rapporto anche online. Dobbiamo tutti imparare di più su come farlo, quando non siamo seduti nella stessa stanza. Studi recenti dimostrano che è del tutto possibile effettuare questo lavoro da remoto, via Internet».

Modello pratico di questo approccio è l’esperienza dell’Ida Institute, che ha elaborato una procedura con l’obiettivo manifesto di un’audiologia su misura. In realtà, nessuno dei sei elementi-chiave di questa assistenza centrata sulla persona – empatia, ascolto attivo, domande aperte e conversazioni riflessive, coinvolgimento di familiari e amici, processo decisionale condiviso, comprensione dei bisogni e delle preferenze – richiede che l'operatore e il paziente si trovino nello stesso luogo fisico. Tutti possono essere applicati in modi diversi e in spazi virtuali. E Lise Lotte Bundesen vede subito i vantaggi che il lavoro online potrebbe portare al professionista con mentalità orientata a questo genere di approccio: fra questi, meno cancellazioni di appuntamenti per motivi come il maltempo o la malattia, ma anche il monitoraggio di una maggiore concentrazione davanti allo schermo, in particolare nel caso dei bambini che – come sanno tanti genitori – si mostrano normalmente molto attenti e favorevoli nei confronti dei dispositivi tecnologici.

Info: Ida Institute.

C. P.

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