Europei utenti di impianti cocleari EuroCiu e l’epidemia: voglia di condivisione

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Bisogna cercare altri modi di comunicare a distanza, secondo l'associazione. © EuroCiu

C’è un’Europa che chiede attenzione speciale, nel contesto dell’emergenza Coronavirus. È quella dei portatori di impianti cocleari, che sono rappresentati dall’associazione EuroCiu. L’analisi delle condizioni in cui si trovano in questo periodo riflette il bisogno di comunicare di più e condividere.

Generalmente va considerato che l'epidemia ha colpito il mondo e tutti, ciononostante l’osservazione più puntuale della realtà fa emergere diversi aspetti che caratterizzano in massima parte la difficoltà dei mesi passati e presenti. In molti Paesi, ad esempio, la chirurgia cocleare non ha avuto luogo, con il conseguente enorme impatto su bambini, giovani e adulti sordi profondi. A cascata, l'effetto ha inciso anche sui produttori di impianti e su chi lavora alla filiera a vario titolo. L'associazione europea dei pazienti EuroCiu ha condotto un sondaggio sul tema, che ha rivelato informazioni e considerazioni degne di nota.

Bisogna riconoscere che, anche in questo caso, la soluzione di molti problemi arriva da remoto. E forse non è tutto negativo: l'epidemia, infatti, come analizzano molti osservatori, è destinata a fornire una spinta proprio verso il fitting remoto. Emergono dall'indagine, che fotografa la situazione generale, dati interessanti: 11,11% i Paesi in cui la chirurgia è proseguita in primavera, mentre è stata sospesa nello stragrande 83,33% dei casi; fitting in presenza rimpiazzato da remoto per il 20%, inoltre per il 33,33% questo è accaduto solo in parte, mentre non è successo nel 46,67% dei casi; la riabilitazione a distanza è parsa più frammentaria, con il 16,67% dei Paesi che addirittura ne ignora l'eventuale adozione, mentre il 22,22% la riporta in alcuni casi, il 27,78% ne rivela la definitiva affermazione e il 33,33% no. I Paesi coinvolti nella ricerca dell’associazione sono Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Danimarca, Estonia, Finlandia, Georgia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna e Svezia.

Hanno inoltre manifestato il desiderio di confrontarsi e mantenere i contatti i membri EuroCiu, come ha sottolineato il portavoce Brian Archbold. La possibilità di incontrarsi anche solo virtualmente e continuare a scambiare informazioni e opinioni è importante. L'associazione, che raggruppa l'insieme dei pazienti impiantati nel continente europeo, ha ripreso le attività autunnali proprio con questo spirito, lanciando l'invito ai soggetti rappresentati ad individuare e adottare nuove modalità di intervento e partecipazione, anche nella distanza indotta dalla pandemia. «Non c'è mai stata un'estate come quella che abbiamo alle spalle», ha esordito il portavoce. «La chirurgia dell'impianto cocleare – ha sottolineato – si è notevolmente ridotta e questo ha un impatto enorme su bambini, giovani e adulti sordi profondi». Questo l’invito per nuove iniziative da parte di Brian Archbold, che ha proseguito: «Questo fatto ha anche un impatto sui produttori di impianti e su tutti i professionisti che lavorano con le persone ipoacusiche. Penso che aiuterebbe tutti noi, se potessimo condividere ciò che sta accadendo nei rispettivi Paesi. Purtroppo, è probabile che ci vorrà tempo prima di poter tornare ad una vita più normale». Da qui lo stimolo ad inviare aggiornamenti, organizzare eventi online, raccontare le proprie esperienze.

Info: EuroCiu.

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