A San Giovanni Rotondo, mappaggio da remoto e telemedicina, in tempo di Covid-19

Innovazione

È stato il primo mappaggio dell'impianto cocleare eseguito in collegamento a distanza, fra l'ospedale di San Giovanni Rotondo e lo specialista clinico del fabbricante, e ha reso possibile concludere con successo la procedura anche con la chiusura delle comunicazioni interregionali conseguente al lockdown, a causa dell'emergenza Covid-19, nel corso della quale anche le attività di controllo dei decorsi chirurgici avevano rischiato di essere sospese. È certamente destinato a fare scuola, nella riorganizzazione dell’attività sanitaria necessaria per affrontare le attuali e future fasi di convivenza con il virus. © Med-El

Le prime prove pratiche di telemedicina, pure in contesti inesplorati, si mostrano nel lavoro ordinario e non urgente degli ospedali, disegnando nuovi profili di gestione e riorganizzazione del sistema sanitario, che potrà migliorare le procedure nell’affrontare le necessità dell’emergenza Covid-19.

Questa è la storia dell’intervento che ha visto protagonista il gruppo di lavoro del progetto Impianti Cocleari presso il Centro Multimplantologico dell’IRCCS – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, Opera di San Pio da Pietrelcina, coordinato da Lucio Ciro Vigliaroli: nell’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo-Facciale della struttura, diretta da Francesco Longo, è stato eseguito nei mesi passati il primo remote fitting, attivazione e mappaggio di impianto cocleare multicanale. La giovane paziente destinataria della procedura, proveniente da un’altra regione italiana, è gravemente audiolesa ed era stata impiantata nei primi giorni di marzo 2020. Successivamente, era stata bloccata al suo domicilio per la sopraggiunta pandemia: le evidenti difficoltà pratiche connesse agli spostamenti, in quel periodo, le impedivano di raggiungere la struttura ospedaliera per i successivi procedimenti tecnoapplicativi ed istruttivi. Verificando le soluzioni possibili, Vigliaroli non ha esitato a mettere in pratica quanto di più innovativo gli ha consentito la tecnologia, di cui era già precedentemente convinto sostenitore: «L’attività da remoto, correttamente eseguita, è rientrata nel capitolo delle prestazioni di telecooperazione, uno degli interventi possibili espressi dalla telemedicina», ha spiegato. «La telemedicina è una modalità di assistenza che si sta diffondendo di recente, sia grazie all’evoluzione delle tecnologie di connessione, che l’hanno resa possibile ed efficiente, sia in virtù dei vantaggi che può garantire alle strutture sanitarie e ai pazienti. Le principali ragioni di tale successo sono dettate da diversi fattori: la possibilità per l’utente di accedere ad un trattamento senza affrontare i costi e i disagi di un viaggio; l’opportunità per sanitari e terapisti di erogare il servizio da remoto, presso strutture dislocate, garantendo quindi accesso a trattamenti di alto livello in modo capillare; la facoltà per le cliniche di ricevere supporto tecnico esterno in tempi rapidi». Proprio con la finalità di garantire un’assistenza al pubblico sempre più rapida ed efficiente, soprattutto in tempi in cui la mobilità è verosimilmente ridotta a causa dell’emergenza Coronavirus, il suddetto Centro Implantologico, in collaborazione con il produttore di settore Med-El Italia, ha avviato un programma di fitting a distanza per i propri pazienti portatori di impianto cocleare.

Tutta la procedura di remote fitting consiste nel realizzare regolarmente l’accensione, l’attivazione e l’adattamento di una tecnologia protesica, personalizzandola sulle necessità del portatore. La particolarità risiede nel fatto che l’operatore esperto opera da lontano, ovvero non si trova fisicamente presente nello stesso luogo della persona da trattare. Quindi, per ottenere l’obiettivo realizza un collegamento sulla rete Internet fra il computer del centro sanitario e quello della postazione del paziente, che in questo caso viene supportato da un’assistenza. Tramite un programma di hosted web service, l’operatore esperto remoto è in grado di prendere il controllo del software di fitting: vede e sente il paziente tramite una webcam ad alta definizione ed un microfono panoramico e, in questa maniera, può quasi allo stesso modo realizzare un’attivazione e una regolazione che risultano pressoché sovrapponibili a quelle standard, eseguite in presenza. Questa modalità ritiene fondamentale l’affiancamento di un assistente per poter svolgere i passaggi tecnici di base, quali collegare l’interfaccia al computer, collegare il processore, garantire all’esperto l’accesso al computer locale, ma – soprattutto – per facilitare la comunicazione fra il paziente e l’esperto remoto e la trasmissione di informazioni aggiuntive, quali gli esiti di eventuali esami audiometrici o di valutazioni logopediche. Qui interviene Vigliaroli, che tiene a sottolineare: «In questa prospettiva, lo strumento di audiovideoconnessione assume un rilievo importante e fondamentale, quando utilizzato per pratiche mediche delicate, quali la regolazione di un impianto cocleare: è infatti importante che garantisca alti livelli di sicurezza ed affidabilità».


Un’importanza particolarmente significativa in questo contesto sta nella sicurezza, che è determinante sia per il rispetto della privacy, al fine di tutelare i dati sensibili del paziente, sia per evitare intromissioni esterne nel collegamento, prive di autorizzazione. Hanno naturalmente pensato anche a questo, i promotori delle prime iniziative in materia: «Nella fattispecie – ha aggiunto il dottore pugliese – la prestazione erogata dal centro implantologico, in collaborazione con l’azienda produttrice degli impianti, pone la massima attenzione alla sicurezza degli utenti, poiché l’intero sistema di remote fitting, hosted web service e software di fitting è stato sottoposto alla valutazione dei due principali enti certificatori europei ed americani, con una completa analisi dei rischi, ricevendo la marchiatura CE per l’uso europeo e l’approvazione FDA e la conformità alle normative HIPPA per gli Stati Uniti. Il sistema è quindi certificato secondo i più elevati standard di sicurezza attuali. Per quanto riguarda l’affidabilità – ha proseguito il chirurgo – il servizio di remote fitting è stato adottato dal centro implantologico dopo la valutazione dell’esperienza di utilizzo presso l’Ospedale di Malta: qui era stato ampiamente testato e stabilizzato, al fine di evitare possibili criticità e problematiche che avrebbero potuto compromettere lo svolgimento dell’attività clinica». Ha inoltre un valore aggiunto evidente, questo genere di procedura, che cresce con le necessità della nuova normalità che dovrà essere a poco a poco costruita: la prestazione erogata da tale sistema, infatti, gioca un ruolo molto importante in un periodo di mobilità ridotta, permettendo agli operatori tecnici di offrire un supporto di altissimo livello pur nella loro assenza fisica. Ha commentato Lucio Vigliaroli: «La strada è ormai tracciata, anche per il futuro: poiché il remote fitting, nella logica prospettiva che il paziente dovrà essere sempre più seguito a distanza e sul territorio, permetterà interventi tempestivi di sostegno al nostro centro che, nei casi più complessi, potranno avvalersi di una consulenza immediata, senza dover invitare il paziente a tornare quando ci sarà un appuntamento disponibile. Infine – ha concluso l’interlocutore – si sottolinea la validità del remote fitting come strumento didattico nei confronti dell’assistente in loco, allorché non si tratti di un semplice collaboratore, istruito ad un minimo training di base e di capacità di gestione clinica del paziente, ma di un professionista in formazione nel fitting dell’impianto cocleare. In questo caso, il remote fitting potrà permettere un affiancamento efficace e graduale nel processo di crescita culturale e professionale della sanità digitale e della telemedicina di questo Paese».

Claudia Patrone

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