A San Giovanni Rotondo, mappaggio da remoto e telemedicina, in tempo di Covid-19

Un’importanza particolarmente significativa in questo contesto sta nella sicurezza, che è determinante sia per il rispetto della privacy, al fine di tutelare i dati sensibili del paziente, sia per evitare intromissioni esterne nel collegamento, prive di autorizzazione. Hanno naturalmente pensato anche a questo, i promotori delle prime iniziative in materia: «Nella fattispecie – ha aggiunto il dottore pugliese – la prestazione erogata dal centro implantologico, in collaborazione con l’azienda produttrice degli impianti, pone la massima attenzione alla sicurezza degli utenti, poiché l’intero sistema di remote fitting, hosted web service e software di fitting è stato sottoposto alla valutazione dei due principali enti certificatori europei ed americani, con una completa analisi dei rischi, ricevendo la marchiatura CE per l’uso europeo e l’approvazione FDA e la conformità alle normative HIPPA per gli Stati Uniti. Il sistema è quindi certificato secondo i più elevati standard di sicurezza attuali. Per quanto riguarda l’affidabilità – ha proseguito il chirurgo – il servizio di remote fitting è stato adottato dal centro implantologico dopo la valutazione dell’esperienza di utilizzo presso l’Ospedale di Malta: qui era stato ampiamente testato e stabilizzato, al fine di evitare possibili criticità e problematiche che avrebbero potuto compromettere lo svolgimento dell’attività clinica». Ha inoltre un valore aggiunto evidente, questo genere di procedura, che cresce con le necessità della nuova normalità che dovrà essere a poco a poco costruita: la prestazione erogata da tale sistema, infatti, gioca un ruolo molto importante in un periodo di mobilità ridotta, permettendo agli operatori tecnici di offrire un supporto di altissimo livello pur nella loro assenza fisica. Ha commentato Lucio Vigliaroli: «La strada è ormai tracciata, anche per il futuro: poiché il remote fitting, nella logica prospettiva che il paziente dovrà essere sempre più seguito a distanza e sul territorio, permetterà interventi tempestivi di sostegno al nostro centro che, nei casi più complessi, potranno avvalersi di una consulenza immediata, senza dover invitare il paziente a tornare quando ci sarà un appuntamento disponibile. Infine – ha concluso l’interlocutore – si sottolinea la validità del remote fitting come strumento didattico nei confronti dell’assistente in loco, allorché non si tratti di un semplice collaboratore, istruito ad un minimo training di base e di capacità di gestione clinica del paziente, ma di un professionista in formazione nel fitting dell’impianto cocleare. In questo caso, il remote fitting potrà permettere un affiancamento efficace e graduale nel processo di crescita culturale e professionale della sanità digitale e della telemedicina di questo Paese».

Claudia Patrone

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