Dalla SIO, un questionario sul rischio professionale in ORL, durante la pandemia

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Lo sguardo intenso, il conforto e il sorriso sono capaci di curare: non solo medici, ma anche infermieri hanno lavorato con l’anima in reparto Covid. L’immagine è tratta dalla mostra fotografica “Indispensabili infermieri” a cura del fotoreporter noto a livello internazionale Massimo Sestini, vero e proprio fotoreportage della pandemia dall’Ospedale Santa Maria Nuova di Firenze, il più antico del mondo, aperto ancora dove fu costruito: è visitabile presso la struttura sanitaria fino a dicembre 2020. © Massimo Sestini

Facendo un immediato bilancio delle fasi iniziali e acute della pandemia, emerge che delle professioni sanitarie del settore di cui ci occupiamo sono gli specialisti otorinolaringoiatri che hanno dovuto e devono affrontare in prima linea i maggiori pericoli di esposizione al contagio da Coronavirus.

Ha dovuto gestire anche questo aspetto il presidente della SIO in carica in questa eccezionale primavera 2020, il milanese Mario Bussi, il cui anno alla guida della società scientifica si è concluso come sempre a fine maggio, con il passaggio di consegne al romano Gaetano Paludetti che ha assunto l’inedita modalità remota. Un anno che pure era parso ricco di iniziative e provvedimenti già prima dell'epidemia, ma che è stato determinato da febbraio e fino alla chiusura dall'evento pandemico, che ha richiesto di cambiare in corsa diversi progetti, introducendo elementi di studio e riflessione, decisioni e pronunciamenti. Così, insieme a Davide Di Santo, il presidente in carica ha promosso per conto della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale un questionario fra i colleghi, «allo scopo di indagare se l'otorinolaringoiatra abbia un rischio maggiore di contrarre il virus SARS-CoV-2 in relazione alla sua pratica». Il documento, rivolto in forma anonima a tutti gli specialisti e gli specializzandi della disciplina che esercitano l'attività in Italia, fra il 25 marzo e il 3 aprile 2020 ha raccolto cinquecentoquarantatré adesioni, dimostrando l'elevata attenzione degli operatori al tema.

Per quanto riguarda le risposte più significative, va sottolineata l'alta percentuale di colleghi esposta a procedure che, per loro stessa natura, generano aerosol: il 67% si è trovato ad operare in quella condizione e addirittura il 23,5% l'ha fatto su pazienti affetti da Covid-19. Il 57,2% ha eseguito attività chirurgica e il 12,7% l’ha fatto su pazienti infetti, in massima parte con interventi di tracheotomia e tracheostomia. «Una percentuale elevatissima di professionisti non ha beneficiato di DPI in linea con le raccomandazioni WHO, che peraltro sono meno protettive nei confronti di quanto suggerito da linee-guida inglesi, canadesi e di Hong Kong», hanno rilevato gli autori: infatti, il livello di protezione individuale adottato, in caso di esposizione, è risultato per il 58,3% in linea con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma per ben il 38,7% inferiore. Inoltre, «un'alta percentuale degli otorini ha presentato sintomi facilmente riconducibili ad infezione da Coronavirus. Tuttavia sono pochi quelli che sono stati sottoposti ad un tampone per dimostrare l'infezione, e pochissimi quelli a cui è effettivamente stata fatta la diagnosi. Ciò, oltre ad esporre il professionista ad un rischio, espone anche i pazienti al contagio durante la visita», lamenta la SIO. Ed ecco i dati: il 23,9% ha avuto sintomi compatibili con il virus, in massima parte – 51,6% – congestione nasale; appena il 17,8% ha ricevuto un test di laboratorio e a dieci professionisti, pari a 1,9% di coloro che hanno partecipato all'indagine, è stata diagnosticata la patologia. Fortunatamente, la quasi totalità dei casi di infezione non ha necessitato di un ricovero ospedaliero: il 96,2% è stato semplicemente osservato dal punto di vista clinico e isolato al domicilio, il resto del campione è stato ospedalizzato con terapia di ventilazione non invasiva. Per concludere, tuttavia, a margine del questionario, va detto che la categoria degli specialisti otorinolaringoiatri ha pianto quest’anno tre colleghi, deceduti per Coronavirus: il foniatra napoletano esperto di autismo Massimo Borghese, deceduto a sessantatré anni, che fu anche in passato protagonista di un’intervista per questa testata; il settantaquattrenne Marcello Cifola, impegnato in una lunga carriera nella città di Bergamo, divenuta tristemente famosa come epicentro della malattia; e il sessantacinquenne Antonio Le Rose, barese dell’ospedale di Altamura.

Info: SIO – Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale.

A cura di Claudia Patrone

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