Hanno scoperto che la comprensione del cervello cambia anche con ipoacusia lieve

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Perdite uditive anche di piccola entità possono compromettere l’elaborazione cerebrale dei messaggi vocali. © alexfiodorov-Fotolia

Secondo una ricerca scientifica ormai consolidata, la sordità – anche in forme non severe – modifica il trattamento del cervello che sottintende alla comprensione del messaggio. Ecco, dunque, un’ottima ragione supplementare per riabilitare il senso dell’udito, se si verificano problemi anche minimi.

Basti fare riferimento ad un lavoro pubblicato, anche se non di recente, che è stato condotto da studiosi americani, i quali hanno dimostrato proprio che deboli disturbi audiologici provocano determinati cambiamenti del modello di attivazione delle regioni del cervello deputate a ricevere gli stimoli sonori, durante le attività di comprensione del discorso parlato. A seguire, i dettagli della ricerca.

Bisogna infatti sottolineare che, nelle persone del campione che sono state testate e che presentavano un udito normale, nel corso dell’analisi sono state attivate solamente le regioni perisilviane, che formano la rete del linguaggio, come ha accertato l’esame della risonanza magnetica funzionale eseguito in contemporanea ad una prova di comprensione. Al contrario, a chi era stato misurato un udito subnormale, cioè una condizione che non poteva certamente essere considerata un calo dell’abilità sensoriale in senso clinico, nel senso che ha riguardato livelli inferiori di leggera intensità fino a 15 dB HL, è successo che sono state attivate anche regioni della corteccia frontale destra, che risultano esterne della rete linguistica.

Le valutazioni di questi risultati, per i ricercatori americani autori dello studio, hanno portato a riflettere sul fatto che la scoperta emersa nel lavoro indica che l’ipoacusia anche lieve può portare al reclutamento delle aree del cervello destinate a decifrare una frase, nel momento in cui le stesse zone non sono impiegate normalmente nella comprensione del linguaggio e del messaggio vocale. L’ipotesi scientifica che ne è scaturita consiste nel supporre che le aree cerebrali in oggetto non possano pertanto più essere usate nella maniera piena per la loro funzione originale, e questo è un problema che genera uno sforzo di ascolto maggiore e più importante. Non solo: la questione che si pone, a questo punto, riguarda un altro dato significativo, nel senso che questa modificazione di funzione potrebbe anche essere all’origine del declino cognitivo osservato nelle persone presbiacusiche.

Fonte: Y. S. Lee et al., “Differences in Hearing Acuity among ‘Normal-Hearing’ Young Adults Modulate the Neural Basis for Speech Comprehension”. eNeuro, maggio 2018;5(3)ENEURO.0263-17.2018.

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