Dati e una fotografia della pratica audioprotesica su soggetti adulti, in Italia

Indagine

Studio sulla qualità della pratica audioprotesica in Italia. © EDP

Farà discutere uno studio, dal titolo “Procedure di regolazione protesica e verifica oggettiva del fitting: survey sulla pratica audioprotesica nel soggetto adulto in Italia”, presentato da specialisti veneti ed emiliani al 35° congresso della Società Italiana di Audiologia e Foniatria. I risultati.

Il lavoro è stato divulgato in un’apposita sezione dedicata alle protesi acustiche, a firma di Pietro Scimemi, Elona Cama e Rosamaria Santarelli dell’Ospedale “Ca’ Foncello” di Treviso presso il Dipartimento di Neuroscienze – DNS della Scuola di Medicina dell’Università di Padova, e di Cristian Borghi, audioprotesista di Amplifon Reggio Emilia presso l’Università di Parma. Moderatore Walter Livi.

I dati diffusi nella Sala “Cenacolo” dell’Università degli Studi “Ca’ Granda” di Milano, come detto, sono destinati a far discutere, poiché rilevano una carenza evidente nella prestazione professionale che gli audioprotesisti nostrani erogano nei loro centri. È bene sottolineare fin da subito, tuttavia, che la questione è stata sollevata in prima analisi dall’ANAP – Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali, che in tal modo ha inteso manifestare l’interesse della categoria a migliorare il servizio offerto alla clientela dei pazienti ipoacusici. Inoltre, va detto che i risultati italiani non si discostano da quelli statunitensi, come dimostra il lavoro presentato a Milano. Ma è preferibile che il mal comune non sia mezzo gaudio, in questo caso.

Grazie alla relazione degli autori, scopriamo che lo studio riporta i risultati di un questionario anonimo online rivolto a tutti gli audioprotesisti associati all’ANAP – Associazione Nazionale Audioprotesisti Italiani, che indaga sulle procedure di regolazione e verifica del fitting protesico nel soggetto adulto. Il questionario in oggetto è composto da venti domande, suddivise in quattro parti, mirate ad investigare rispettivamente i seguenti temi: 1) dati anagrafici relativi agli audioprotesisti, ovvero l’età, il sesso, l’esperienza professionale, la collocazione geografica, le dimensioni del centro audioprotesico; 2) la tipologia del paziente protesizzato e le caratteristiche degli apparecchi applicati; 3) i criteri di scelta dell’algoritmo di fitting preferito nella prima applicazione protesica e in una successiva applicazione, e le procedure di verifica dell’applicazione protesica stessa, ovvero l’utilizzo dell’audiometria protesica in campo libero, del controllo elettroacustico in orecchio elettronico e delle misure in-vivo; 4) l’utilità delle misure oggettive di verifica del fitting protesico.

Dai dati emersi, gli autori del lavoro hanno riferito quanto segue: «L’analisi dei questionari raccolti (n=761) rivela che, nonostante un’omogenea distribuzione sul territorio nazionale dei centri audioprotesici rispetto alla popolazione residente (dato ISTAT al 31 dicembre 2014), esiste un’elevata difformità nella pratica professionale circa le procedure di regolazione protesica e di verifica del fitting nel soggetto adulto in prima e in seconda applicazione protesica, indipendentemente dal numero di anni di esperienza professionale maturati. Prendendo in esame – proseguono gli esperti – le procedure utilizzate nella pratica professionale, emerge che solo un’esigua percentuale di audioprotesisti adotta algoritmi di fitting validati e procedure oggettive di verifica del fitting protesico. In particolare, le misure in-vivo sono utilizzate soltanto dal 60% degli audioprotesisti, poiché la loro esecuzione richiede un tempo troppo lungo, o perché l’apparecchiatura per eseguirle non è disponibile nel centro audioprotesico, o ancora perché non si hanno sufficienti conoscenze per effettuarle».

Lo studio conferma la mancanza in Italia di linee-guida condivise di regolazione protesica e la scarsa diffusione dell’utilizzo di procedure di verifica oggettiva del fitting nel soggetto adulto. I risultati ottenuti, come precisato sopra, sono in accordo con quelli pubblicati in un’indagine analoga condotta negli Stati Uniti su un campione di quattrocentoventi audioprotesisti (Mueller&Picou, 2010).

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