I bambini sordi riabilitati precocemente parlano meglio dei coetanei normoudenti

Studio

Una riabilitazione precoce della sordità consente uno sviluppo del linguaggio dai risultati straordinari. © First Voice

Uno studio pubblicato per la Giornata Internazionale della Cura dell’Orecchio, 3 marzo, dimostra come il continente australiano eccella nelle metodiche didattiche rivolte ai bambini ipoacusici. Se riabilitati in tempo, infatti, ottengono migliori risultati a scuola, rispetto ai coetanei normoudenti.

Nonostante in alcuni Paesi, fra cui purtroppo l’Italia, lo screening audiologico neonatale non sia ancora una realtà diffusa capillarmente sul territorio, ed essendo noto che questo è il primo passo per una diagnosi precoce di sordità ed un conseguente intervento riabilitativo dell’udito altrettanto tempestivo, ormai è assodato che consentire ad un bambino ipoacusico di recuperare al più presto la sua capacità di sentire – attraverso l’utilizzo di apparecchi acustici, protesi impiantabili o impianti cocleari – equivale a consentirgli di sviluppare il linguaggio proprio come i suoi coetanei normoudenti, evitandogli in tal modo di crescere con un handicap. Naturalmente, a questi supporti terapeutici devono accompagnarsi adeguati momenti di educazione guidati da personale qualificato: la logopedia e la formazione seguono il piccolo paziente, lo aiutano a comprendere i messaggi sonori e ad imparare l’uso della parola. Fin qui nulla di nuovo.

Ciò che appare sorprendente nello studio citato, invece, sono i risultati che l’Australia ha ottenuto in questo delicato percorso. Si parla di un’area di assoluta avanguardia e di eccellenza nelle politiche sanitarie e nella cultura della salute uditiva, che può a buon diritto essere considerata la migliore al mondo nell’organizzazione scolastica rivolta ai bambini sordi. The Shepherd Centre, uno degli istituti specializzati maggiormente accreditati, non ha esitato a definire rivoluzionarie le conclusioni della ricerca appena pubblicata.

In una parola, il lavoro scientifico rivela che i piccoli pazienti audiologici che ricevono i servizi di intervento precoce suddetti possono crescere sviluppando il vocabolario e le competenze del linguaggio anche meglio dei loro coetanei normoudenti. Sulla base di dati provenienti da seicentonovantasei bambini australiani e neozelandesi, questo studio ha rilevato che addirittura una percentuale pari a 83% dei bambini sordi in età prescolare ha mostrato abilità di vocabolario migliori o pari a quelle dei coetanei normoudenti. Circa il 78% ha mostrato migliori o medie competenze linguistiche e il 73% aveva iniziato a parlare in un tempo normale o migliore.

L’età media alla diagnosi dei bambini considerati è risultata pari ai sei mesi di vita, e al 13,2% era stato riscontrato un deficit uditivo grave. Tra l’altro, l’esame è stato eseguito su una delle raccolte di dati più estese al mondo in fatto di bambini sordi e ipoacusici, effettuata da sei istituti diversi per l’intervento precoce – Cora Barclay Centre nell’Australia Meridionale, Hear and Say nel Queensland, The Hearing House in Nuova Zelanda, Taralye nello Stato di Victoria, Telethon Speech and Hearing nell’Australia Occidentale e, appunto, The Shepherd Centre nel Nuovo Galles del Sud e nel Territorio della Capitale Australiana – poi consolidata ed analizzata da First Voice, l’organismo locale che raggruppa i centri che forniscono intervento precoce per l’ascolto e il linguaggio parlato ai bambini affetti da perdita uditiva in Australia e Nuova Zelanda.

Considerando la distanza che ancora esiste, purtroppo, rispetto alle situazioni di altri Paesi pure sviluppati, non resta che guardare a questo esempio come al modello da seguire nell’impostazione delle politiche e nella formazione del personale qualificato, a tutto vantaggio dei bambini sordi e delle loro famiglie. E pensando a quanta strada si debba ancora compiere, nel raggiungimento di un livello culturale diffuso che non contempli più la sordità con grigia rassegnazione ma fornisca le informazioni e gli strumenti utili a gestirne il percorso riabilitativo, risulta chiaro come la disabilità uditiva possa facilmente diventare una caratteristica individuale che si può superare e non un handicap invalidante di un’esistenza segnata.

Info: First Voice.

C. P.

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