Nostra intervista globale: l’amministratore delegato di Amplifon Franco Moscetti

Jan-Fabio La Malfa. Lei non ha lavorato sempre nel campo uditivo. Dirige Amplifon da nove anni. Cos’ha imparato in questo settore? Intravede problemi o vantaggi specifici?

Franco Moscetti. Almeno per il momento, il settore medicale offre molti vantaggi, perché l’economia europea sta viaggiando su un livello mediocre. Altre industrie, ad esempio di beni al consumo, affrontano maggiori difficoltà e alcune devono persino fronteggiare severe recessioni, perché se ne può posticipare l’acquisto o anche farne a meno. Con i prodotti medicali non è così facile. Lavorare in questo settore, quindi, significa avere maggiore stabilità grazie alla sua capacità di ripresa, o resilienza, anche in periodi di recessione economica.

Qui ho ricevuto l’opportunità di introdurre, insieme ad altri, un modello di gestione aziendale che ha promosso un nuovo approccio. Siamo più innovativi e moderni, oggi, anche se non si dovrebbe giudicare la propria performance.

Guillaume Bureau, Audio Infos Francia. Lei pensa che il grande pubblico in Francia sia sufficientemente informato sull'importanza dell'intervento di un audioprotesista qualificato per la riuscita della protesizzazione? In caso contrario, svolgerete attività di comunicazione in tal senso?

Franco Moscetti. Da questo punto di vista, abbiamo già contribuito a campagne di sensibilizzazione focalizzate sulla presbiacusia.

Guillaume Bureau. A proposito della crisi: come considera il 2014?

Franco Moscetti. Prevedo che il 2014 sarà un anno duro per l’economia francese: Hollande ha aumentato le tasse ai cittadini, ma questo non basta. La Francia è un Paese economicamente importante, ad alta produttività, che sta vivendo un anno di transizione. La mia impressione, tuttavia, è che i francesi non vengano incoraggiati a rivedere e migliorare le cose. In ogni caso non mi aspetto che la situazione peggiori. In generale, vedo un’uscita dalla crisi vicina; siccome in Italia è arrivata dopo, anche il suo superamento qui tarderà rispetto ad altri Paesi. Dal punto di vista della crisi europea, comunque, il mercato e la professione dell’audioprotesi sono resistenti. In Germania, ad esempio, sono cresciute le tariffe dei rimborsi. In Olanda, invece, hanno sofferto tutti, piccoli, medi e grandi, perdendo denaro, proprio per l’abbassamento del livello di quella stessa tariffa, ed è una sofferenza generalizzata anche alle case produttrici e ai cittadini: è possibile che nel 2014 qualcuno lasci, i piccoli indipendenti chiudono e il settore si trova a fronteggiare una sfida determinante, proprio perché in Olanda il problema è del settore nel suo complesso, non degli attori individuali. In Spagna l’economia ha ceduto, non sono previsti rimborsi, ma il mercato è cresciuto perché è cresciuta la cultura verso la sanità. Nell’Unione Europea, comunque, il 2014 non vedrà la crescita ma terrà posizioni di stabilità, a mio parere: c’è chi sostiene che abbassando i prezzi degli apparecchi acustici se ne venderanno di più, ma non è vero.

Negozio Amplifon a Milano. © J.-F. L. M.

Guillaume Bureau. E sulla politica espansionistica di Amplifon: dove ha intenzione di estendere le vostre posizioni?

Franco Moscetti. Siamo già in venti Paesi, dunque dovremo mantenere le nostre posizioni. In Germania, Francia e Belgio contiamo di crescere organicamente, in quantità e qualità, sul mercato, anche con nuove acquisizioni. Altri investimenti sono previsti in Egitto, India, Polonia e Turchia, dove in cinque anni siamo cresciuti bene. Dobbiamo alimentare tutte le aree geografiche. Il Brasile, il Giappone e la Russia dispongono di un elevato potenziale, ma la Russia e la Cina al momento non fanno parte dei nostri progetti: non dipende dal fatto che non ci interessano, ma prima cerchiamo di fare le cose che sappiamo fare bene e non intendiamo procedere alla cieca. Siamo leader di mercato mondiale nel nostro settore, non possiamo realizzare tutte le idee che abbiamo contemporaneamente: conosciamo i nostri punti di forza e i nostri limiti. In Giappone, ancora non abbiamo trovato un partner locale: l’idea sarebbe quella di provarci, perché ci interessa l’elevata tecnologia espressa da quel Paese, ma non possiamo andarci da soli, abbiamo bisogno di un’azienda che già operi lì e dev’essere giusta per noi, ci stiamo lavorando. La Russia si presenta allo stesso modo. La Cina, invece, è più simile all’India: non esiste un business model, d’altro canto noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci accompagni per aiutarci a capire il Paese. Vogliamo continuare ad essere un leader mondiale, ma conoscendo i nostri limiti. Ad esempio, in Turchia abbiamo stretto una joint-venture con un partner locale, e la stessa modalità è valida per altri Paesi. Ci impegniamo ad effettuare uno scouting di qualità per selezionare partner potenziali, che già seguano il nostro modello etico di riferimento, che non prevede conti in nero, per citare una regola fondamentale. In generale, speriamo che la nostra concezione del servizio di distribuzione degli apparecchi acustici venga ben accolta in altre parti del mondo.

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