Documentario sugli acufeni dalla Spagna: è il primo prodotto del genere al mondo

Cinema

Una delle fasi di registrazione del documentario. © Fotogrammi "Oírse" e David Muñiz

Quattro pazienti acufenici diventano attori e regista di “Oírse” (dallo spagnolo: il suono dentro), film documentario che offre agli spettatori la possibilità di immergersi nella realtà di questo problema uditivo, grazie alla tecnica cosiddetta di suono personale, simile all’inquadratura soggettiva.

Dopo aver vinto il Festival “Alcances” di Cadice, la pellicola è stata presentata a San Sebastián, Tolosa e altre manifestazioni cinematografiche, con il supporto del marchio Beltone per le proiezioni. Il suo direttore e ispiratore, David Arratibel, ha raccontato ad Audio Infos Spagna tutto quel che c’è da sapere su questo primo progetto del genere al mondo.

David Arratibel ha sofferto di acufeni fin dall’età di sedici anni, ma la sua carriera di creativo pubblicitario è cominciata un po’ prima, oltre vent’anni fa.

La locandina di “Oírse” (dallo spagnolo: “Il suono dentro”). © Fotogrammi “Oírse” e David Muñiz

Oggi, tuttavia, è il cinema ad attrarlo maggiormente, ed è diventato un grande consumatore di film e un attento critico.

Diventare sceneggiatore e regista era una doppia sfida per David: entrare nel modo in cui un acufenico si sente davvero, e sfruttare il suo acume per creare un progetto cinematografico completo. Il risultato, a suo parere, è un «ibrido» fra l’informativo e il culturale, un «prodotto raro di definizione incerta»: questo entusiasta del «saggio documentario» porta con sé tutto il bagaglio di cui dispone. Difficile catalogarlo come documentario, poiché la pellicola è troppo lunga – cinquantaquattro minuti – per competere con i cortometraggi, rendendolo un mediometraggio che non verrà accolto nel circuito commerciale dei lungometraggi. Anche come lavoro per la tv presenta alcune difficoltà, poiché il suo stile narrativo altamente sperimentale è troppo distante dalle regole tradizionali a cui è abituata la maggior parte dei telespettatori.

Primo premio

Nonostante questi svantaggi, il film ha vinto il premio per il miglior medio-lungometraggio alla 45ª Mostra Cinematografica dell’Atlantico “Alcances” di Cadice. È stato anche selezionato e proiettato nell’ambito della sezione “Zinamira” nel 61° Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, evento molto noto al pubblico grazie alla partecipazione delle grandi star che lo frequentano regolarmente. Sono state organizzate proiezioni anche al Festival Internazionale di Cinema Indipendente MARFICI di Mar del Plata, in Argentina, e al Cinespaña di Tosola, in Francia.

Fotogramma dal documentario “Oírse” (dallo spagnolo: “Il suono dentro”): Elena in un tram di Bilbao. © Fotogrammi “Oírse” e David Muñiz
Un altro fotogramma dal documentario: Gotzone cammina lungo un corridoio. © Fotogrammi “Oírse” e David Muñiz

Beltone ha coperto i costi per le proiezioni (copie di dvd, trasporto, spedizione, eccetera). «Desidero ringraziarli per questo supporto perché, se non lo avessimo avuto, questo film sarebbe stato comunque girato, ma con molti più problemi», ha sottolineato Arratibel, che ha espresso la sua gratitudine anche per il sostegno ricevuto dal governo locale della Navarra. Precedentemente alla proiezione della prima del film davanti al circuito cinematografico professionale, si è tenuta un’anteprima presso il Fas Cineclub di Bilbao per l’Associazione Basca degli Acufenici – Atinneus e, a marzo, è stato presentato quale documentario sulla vita con il tinnitus. Altro sostegno è stato ricevuto dal gruppo nazionale APAT e, in seguito a questo apprezzamento, è prevista una proiezione a Barcellona.

Ascoltare il silenzio

Il talento naturale di Arratibel per l’autoanalisi, che è così evidente nella sua opera prima, si estende alla descrizione che egli riserva al suo disturbo uditivo. «Ho cercato di spiegare che l’acufene non è dovuto all’esposizione al rumore né ad un problema fisico, ma che si manifesta in un momento di crisi della propria vita», afferma.

Il documentario spagnolo offre suggestioni sonore particolari agli spettatori, grazie ad una tecnica definita di suono personale, simile all’inquadratura soggettiva di più frequente utilizzo. © Fotogrammi “Oírse” e David Muñiz
David Arratibel all’interno della camera anecoica, uno degli elementi fondamentali del film. © Fotogrammi “Oírse” e David Muñiz

Attraverso la valutazione audiometrica della frequenza dell’acufene di cui soffrono i quattro attori del film, Albaro, Elena, Gotzone e David stesso, questi suoni vengono riprodotti utilizzando una tecnica cosiddetta del suono personale, in modo che il pubblico possa percepire ciò che ognuno di loro sta vivendo. La tecnica del suono personale è simile a quella dell’inquadratura soggettiva, grazie alla quale ciò che accade sullo schermo viene visto attraverso gli occhi di un protagonista.

Anche i luoghi del film sono stati scelti in base alle origini dei suoi attori, e comprendono il paesaggio industriale di un paese vicino a Bilbao e una casa di campagna a Vitoria-Gasteiz. La maggior parte del film è ambientata, invece, in Navarra, e il regista mette in evidenza l’atmosfera creata durante una scena in una camera anecoica (progettata per assorbire tutti i riverberi del suono e le onde elettromagnetiche), offrendo così un tributo all’esperimento condotto da John Cage negli anni 1950 nella sua opera “4’33’’”, brano musicale di questa durata senza l’ausilio di strumenti suonati, ma che dimostra che il silenzio non esiste; dal momento che un essere umano, in queste condizioni di assenza di rumore, sente il proprio respiro, la circolazione del sangue o l’elettricità del sistema nervoso. Il regista Arratibel ha scelto un «linguaggio osservazionale, o forse audiozionale, per così dire con un neologismo, per dimostrare l’impossibilità del silenzio», come egli stesso ha spiegato. Riguardo il periodo che ha trascorso nella camera anecoica, che si trova presso l’Università di Navarra, a soli duecento metri da casa sua, egli lo descrive come un’esperienza travolgente per chiunque.

Beltone sponsorizza le proiezioni del documentario e prevede di ampliare la propria ricerca sugli acufeni

«“Oírse” (“Il suono dentro”) è un’opera magnifica: la sua lungimiranza, ricca di sensibilità, riguardo il tinnitus, ci ha ispirato a lavorare in ogni modo possibile per trovare una soluzione», dichiara la direttrice marketing del gruppo GN, Sandra Salobral. In un comunicato stampa, il fabbricante e distributore dei marchi Beltone e ReSound ha ricordato «anni di ricerca» in cui si è concentrato su questo problema e che ha «cristallizzato» in dispositivi con generatori di suono o «interruttori dell’acufene», così come nel sostegno della casa alle terapie multidisciplinari come la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) con mascheratori che offrono anche soluzioni per la perdita dell’udito.

Appena venne a sapere del progetto di Arratibel, GN decise di sponsorizzarne le proiezioni. L’azienda sottolinea il modo in cui il regista descrisse il problema degli acufeni: «Quel giorno, un suono-fantasma cominciò ad entrarmi in testa, un fischio ed una serie di cicale che soltanto io potevo sentire, o forse anche qualcun altro. Come molte persone con questo disturbo, fuggii dal silenzio, per non sentire il mio rumore interno. Il silenzio è solo l’inizio».

Il regista ha anche posto l’accento sul rapporto con gli altri acufenici: «Una speciale vicinanza è nata con ognuno di loro, una sorta di lieve follia condivisa perché, sicuramente, gli altri non sentono la nostra stessa cosa, noi siamo gli unici. E il mio dilemma più grande fu come avrei potuto esprimere questo “noi” in un racconto, come avrei potuto filmare in prima persona quando la persona che filma non è generalmente compresa nello spazio che viene filmato. Avrei dovuto essere oggetto e soggetto, la storia e il narratore, l’osservato e l’osservatore».

“Oírse” (“Il suono dentro”) sul web

www.oirsedocumental.com.

Il trailer del film comprende ciascuno dei quattro suoni degli acufeni percepiti dai quattro attori, riprodotti separatamente.

José Luis Fernández, Audio Infos Spagna

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