Il Parlamento Europeo e gli ipoacusici: settimana di sensibilizzazione all’udito

Politiche sanitarie

Il Parlamento Europeo, sede di Bruxelles. © Brad Pict – Fotolia.com

«Val la pena convincere i cittadini dell’Unione a preservare o a riabilitare il proprio udito»: è il messaggio della settimana dell’audiologia, organizzata dall’associazione dei fabbricanti europei di apparecchi acustici e dalla federazione europea degli ipoacusici per una politica globale sul tema.

È interessante osservare la macchina dell’audiologia al lavoro nel Parlamento Europeo di Bruxelles. Alcuni gruppi si sono radunati al Palazzo Altiero Spinelli per parlare di dispositivi medicali e altre questioni. Aule per le conferenze trasformate in sale da pranzo. In una di queste si è svolta questa scena: il tempo di una colazione, e gli europarlamentari hanno potuto discutere e confrontarsi sul tema “Sordità, come sensibilizzare gli europei con una disabilità invisibile”. Un evento organizzato dal Parlamento Europeo, e più precisamente dal deputato ungherese Adam Kosa, affetto da ipoacusia profonda. L’obiettivo era chiaro: portare l’attenzione dei membri del Parlamento e della Commissione sulla perdita uditiva. Bisogna infatti ricordare che questa costituisce l’handicap più comune in Europa. Rappresentanti della presidenza irlandese, della Commissione Europea, deputati, esperti e associazioni si sono riuniti per stabilire una strategia risolutiva per i fenomeni di calo della produttività ed isolamento sociale derivanti da questo disturbo. Inoltre, la riabilitazione dell’udito è stata presentata come una misura efficace, sia in termini economici (partecipazione al mercato del lavoro, prevenzione dei costi sanitari supplementari), sia di benessere (partecipazione sociale, prevenzione di un declino fisico e mentale).

Questa colazione al Parlamento Europeo ha avuto luogo nell’ambito di una settimana di sensibilizzazione durante la quale l’importanza dell’udito è stata promossa con numerose iniziative. Ad esempio, la sede dell’ente ospitava una cabina costruita appositamente per permettere ai visitatori di testare il loro udito nel corso di tutta la giornata. I risultati degli esami condotti sullo stesso personale dell’istituzione, peraltro, hanno presentato capacità uditive superiori alla media europea. In particolare le interpreti, la cui attività dipende soprattutto dalla qualità uditiva, hanno mostrato abilità eccellenti.

Differenze nell’Unione Europea

Nel suo discorso introduttivo, Adam Kosa ha riassunto la situazione: «Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i danni all’udito sono l’handicap più diffuso al mondo. Circa il 10% della popolazione del pianeta, fra cui cinquanta milioni di europei, ne è affetto. La maggior parte è inconsapevole o non tratta il disturbo». Søren Hougaard, segretario generale dell’EHIMA, European Hearing Instrument Manifacturers Association, ha dunque dichiarato: «I costi delle perdite uditive non riabilitate nell’Unione Europea sono enormi. L’investimento per la preservazione dell’udito consentirà economie importanti, oltre ai benefici sul piano sociale».

È arrivato poi il turno di Lidia Smolarek-Best, consigliera dell’EFHOH, European Federation of Hard of Hearing, di salire sul palco e prendere la parola. Fra le altre cose, ha sottolineato la fornitura dispari degli apparecchi acustici in Europa ed una qualità di vita insufficiente per le persone ipoacusiche: «Un rapporto che abbiamo pubblicato nel 2011 mostra che i Paesi europei vivono situazioni molto diverse, ad esempio per quanto riguarda la sottotitolazione dei programmi televisivi. Sosteniamo quindi una sottotitolazione sistematica dei programmi diffusi dalla televisione pubblica in tutta l’Europa da qui al 2020. Regno Unito e Paesi Bassi sono sulla buona strada, seguiti da Francia e Repubblica Ceca. Ma, negli Stati membri più orientali, esiste chi non offre neanche un sottotitolo. In Olanda, su diciassette milioni di abitanti, 1,6 milioni sono ipoacusici, ma 5,4 milioni guardano i programmi sottotitolati e il 67% di questi cambia canale quando la trasmissione seguente non lo è». È difficilmente una questione di costi: «Nell’industria cinematografica, una percentuale pari a 1% del budget destinato al marketing basterebbe a sottotitolare tutti i film».

Un altro aspetto importante è il rimborso degli apparecchi acustici. «Nel Regno Unito oggi riceviamo un rimborso integrale», ha proseguito Smolarek-Best. «Ma in altri Paesi, come la Polonia, i pazienti devono anticipare il costo totale dell’apparecchio prima di essere rimborsati, e questo è un ostacolo per molte persone». E ha concluso: «Vorrei che l’Unione fosse coerente».


Il calo dell’udito

Curtis Alcock, fondatore del “Think tank” britannico di Audira, ha sottolineato l’importanza di mantenere forti legami sociali: «Per oltre il 99% dei membri dell’Unione Europea, l’udito è un mezzo fondamentale per rimanere in contatto. È facile dimenticare le persone ipoacusiche, così com’è facile dimenticare che lo saremo tutti, un giorno. Diamo talmente per scontate le nostre abilità uditive da non preservarle nemmeno». La musica ascoltata ad un volume troppo elevato, ad esempio, è un’abitudine accettata socialmente. «La sordità negli adolescenti è aumentata del 30% in appena dieci anni ed interessa oggi un ragazzo su cinque. Nella popolazione di sette-otto anni, è addirittura triplicata. Il 75% degli adulti che soffre di disturbi uditivi, come dire l’equivalente del totale dei francesi, non segue una riabilitazione. È uno spreco di potenziale umano: quando l’udito si affievolisce, anche il collegamento continuativo del cervello con il mondo esterno svanisce», ha dichiarato indignato. «Il risultato è un danno della memoria, della concentrazione, dell’energia fisica, della vivacità di spirito e, a lungo andare, della qualità della vita. La salute mentale è generalmente più bassa in quelle persone al cui udito è stato consentito di spegnersi senza alcun controllo».

E Alcock ha aggiunto: «Non ci si dovrebbe accontentare di accentuare le debolezze del sistema a posteriori. Bisogna concentrarsi sul mantenimento del potenziale in partenza, testando l’udito regolarmente per tutto l’arco della vita». Concetto che si riassume in un antico proverbio: è meglio prevenire che curare.

Avanti tutta

Il dottor Gary Norman, rappresentante dell’Irish National Clinical Lead for Audiology, ha parlato a nome della presidenza irlandese: «Fino al 2009, i servizi per l’audiologia in Irlanda erano dispersi e di qualità variabile. Lo screening neonatale per i disturbi dell’udito non esisteva e i ritardi diagnostici erano forti». Il professor John Banfor dell’Università di Manchester stilò dunque un elenco di priorità e redasse venti raccomandazioni e consigli che divennero la base del National Hearing Programme irlandese. Brian Murphy e il suo staff all’Ufficio Salute in Irlanda iniziarono a realizzarlo. Uno screening audiologico per i neonati è stato accettato nel 2013 e si è dato il via ad una banca dati nazionale dei risultati. Per affrontare il problema della carenza di personale, venti studenti vengono formati al fine di ottenere il loro diploma di master in audiologia. «Quel che cerchiamo di fare è fornire servizi audiologici che seguano una procedura standardizzata, restando comunque aperti a nuove metodiche di lavoro. Abbiamo percorso molta strada in pochi anni», ha concluso il dottor Norman.

Costi enormi

Il dottor Grigorij Kogan, ricercatore slovacco dell’Accademia delle Scienze di Bratislava, ha presentato i risultati dell’ultimo programma-quadro europeo di indagine sulla perdita uditiva, sottolineando la natura cronica, urgente e costosa del danneggiamento dell’udito. Ne emerge che l’ipoacusia non trattata costa all’Unione Europea non meno di duecentotredici miliardi di euro ogni anno, senza conteggiare i costi indiretti ancora più importanti. Di conseguenza, la Commissione ha avviato progetti di ricerca transnazionali sulla sordità per un importo di oltre sessantuno milioni di euro.

Il programma della colazione si è rivelato così ricco che è rimasto poco tempo per le domande e i commenti da parte del pubblico. L’europarlamentare Elisabeth Schroedter, vicepresidente della Commissione Affari Sociali, ha invitato la federazione europea degli ipoacusici a valutare l’accessibilità dei siti web pubblici. Nicolai Bisgaard, membro del consiglio di amministrazione di GN ReSound, ha considerato interessante la storia dell’Irlanda: «Hanno chiesto ad esperti del Regno Unito di considerare la loro situazione e di suggerire miglioramenti. Si potrebbe esportare». Franco Gandolfo, presidente dell’AEA, Associazione Europea degli Audioprotesisti, ha in particolare invitato i membri del Parlamento Europeo a promuovere il riconoscimento degli audioprotesisti in tutto il Vecchio Continente: «Ad oggi, la nostra professione è riconosciuta soltanto in tredici Paesi dell’Unione», ha lamentato. «È fondamentale che la popolazione venga sensibilizzata alla conoscenza dei disturbi uditivi e alle loro conseguenze», ha concluso da parte sua Adam Kosa. «È altresì importante che essa sia consapevole del fatto che è possibile proteggere l’udito. E, se il danneggiamento si è già verificato, deve essere fornito l’accesso ad una riabilitazione di qualità».

Leendert Van der Ent

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