Fare riabilitazione durante l’epidemia: intervista a due giovani audioprotesisti

Testimonianza

Hanno testimoniato da Napoli. © Gabriele Delosa – Daniela Guidi

Le reazioni all’emergenza Coronavirus non sono tutte uguali: per questo si è rivelato particolarmente interessante l’esperimento dell’intervista collettiva rivolta dalla redazione di Audio Infos agli operatori dell’udito italiani. Le risposte di una coppia di tecnici: come lavorare sulla resilienza.

Dal numero di luglio, ormai, abbiamo deciso di dedicare lo spazio di qualche pagina della rivista ad un dibattito desiderato per dare un contributo di riflessione all'epoca che stiamo vivendo, caratterizzata da un'epidemia che non è soltanto crisi sanitaria, ma che dobbiamo considerare, a tutti gli effetti, come un nodo destinato a cambiare del tutto l'esistenza, le abitudini, le priorità immediate e, forse, la scala di valori del mondo intero. Dal punto di vista del settore dell'audiologia, che non è diverso dagli altri, le difficoltà incontrate dalle persone sono di natura personale e professionale, di organizzazione e di nuove soluzioni da individuare. È per queste ragioni che ci pare doveroso provare ad impegnarci destinando al confronto l'occasione di condividere esperienze ed esprimere considerazioni, in maniera libera e costruttiva, determinando magari pensieri di qualche utilità collettiva. L'intervista si compone di due domande, uguali per tutti i destinatari. Grazie a chi ha donato il suo tempo al progetto e a chi ancora lo farà. Chiunque sia interessato ad intervenire pubblicamente sull'argomento può mandare le risposte all'indirizzo email della redazione, corredate di due righe di presentazione e di una fotografia ad alta definizione per la pubblicazione. Di seguito, il contributo di due giovani operatori, marito e moglie, che condividono le difficoltà e l’entusiasmo della professione di addetti deputati alla riabilitazione dell’udito.

Gabriele Delosa e Daniela Guidi, tecnici audioprotesisti presso L'Acustica di Napoli

Audio Infos. Dall'emergenza Covid-19 dobbiamo evolvere con nuove consapevolezze, per costruire la nuova normalità destinata a creare davvero un sistema di sviluppo meno fragile, capace di fronteggiare le sfide di decisivo impatto globale che ci si presentano. Quali sono le vostre riflessioni in merito e come intendete agire d'ora in avanti nel vostro contesto personale e professionale?

Gabriele Delosa e Daniela Guidi. L'emergenza Covid-19 ha investito tutto il mondo, togliendoci dagli occhi quella convinzione che ci rendeva esseri umani invincibili e pronti a fronteggiare qualsiasi cosa. Di giorno in giorno, le consapevolezze di tutti sono crollate, gli uomini cadevano a terra come tanti soldatini per un male invisibile di cui non si conosceva e tutt'oggi non si conosce cura. È stato difficile ricominciare, ritrovare la fiducia nel prossimo e costruire quelle barriere che oggi provano a tenerci protetti dagli altri. Le mascherine e i guanti monouso, i gel e gli spray disinfettanti fanno parte della nostra vita, così come i termoscanner puntati a mo' di pistola. Anche questi semplici strumenti caratterizzano la nostra lotta quotidiana, perché non è facile far comprendere alle categorie più a rischio che quello che facciamo è semplicemente per salvaguardare soprattutto la loro incolumità. Gli anziani, quelli con cui maggiormente abbiamo a che fare, fanno parte di quella classe che ha visto le guerre vere, fatte di fucili e trincee: non si arrendono all'evidenza che questo male invisibile può essere sconfitto solo tramite un naso protetto da una barriera di tessuto e un continuo lavaggio delle mani.

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