Fronteggiare l’emergenza Covid-19: l’impatto sull’organizzazione degli operatori

Con il Covid-19 e il lockdown, l’interesse per la telemedicina è cresciuto globalmente del +525%

Questa classifica per Paese dimostra come l’Italia sia un fanalino di coda, insieme a Cina e Francia, per questo genere di ricerca online. © Atlas VPN

Un periodo particolare come una quarantena pressoché planetaria, peraltro dovuta ad un’emergenza sanitaria, non può che far crescere l’interesse per la telemedicina. Una dimostrazione chiara è stata la certificazione della società Atlas VPN, che ha totalizzato le ricerche su Google per parole chiave scoprendo che, nel 2020, questo concetto è stato richiamato globalmente con un tasso esponenziale del +525%. L’utilizzo della tecnologia per l’assistenza alla salute, sia per la diagnostica sia per i trattamenti terapeutici, consente ai medici di raggiungere i pazienti per molto di ciò di cui possono avere bisogno e ovunque si trovino, usando un dispositivo mobile o fisso. Uno studio, quello di Atlas VPN, che ha indagato l’evoluzione del numero delle ricerche della parola “telemedicina” negli ultimi quindici anni, grazie al sistema di analisi delle tendenze Google Trends: un servizio che fornisce i dati che mostrano queste richieste suddivise per regioni geografiche e forbici temporali. Fatto salvo un valore di cento quale picco misurato di popolarità, va detto che nel gennaio 2020 la parola-chiave ha raggiunto un tasso di interesse pari a quindici; a febbraio, diciassette. Ma quando la pandemia e le misure di contenimento e lockdown sono esplose, in marzo, il punteggio è balzato addirittura a novantasette, registrando un tasso di crescita del +546%. In aprile, il picco di cento ha rappresentato una crescita del +525% rispetto a gennaio. Negli ultimi sedici anni, il tasso di interesse così valutato per la telemedicina ha subito fluttuazioni, posizionandosi poco sopra il dieci. È interessante notare che, nel 2004, era a quaranta, ma da allora cominciò a perdere punti, ventiquattro nel 2005, fino a ventidue nel 2006; il momento più basso fu nel 2013 con nove, a -344% rispetto ad un decennio prima. Poi un saliscendi fino ad una stabilizzazione nel 2016 e 2017 con tredici, da cui ha iniziato a risalire. Tuttavia, l’impatto massiccio si attende nel futuro: gli esperti prevedono, infatti, che la pandemia da Coronavirus produrrà un radicale cambiamento del sistema della salute. La stragrande maggioranza di visite per cure primarie si può svolgere da remoto: una conferma arriva da questo esperimento odierno, che uniforma necessità e servizi e riorganizza metodologie e sistemi, risultando utile – per esempio – per mettere in relazione con più efficacia specialisti e pazienti lontani o di aree periferiche. Un mercato – è importante ribadirlo – che valeva nel 2018 globalmente 18,63 miliardi di dollari, ma che potrebbe produrre fino a 82,03 miliardi di dollari entro il 2027, secondo Yahoo Finance.

I logopedisti italiani alla prova del lavoro in epoca di Covid-19: informazioni e linee di indirizzo FLI

Buon riferimento per l’attività professionale degli iscritti è stata la Federazione, che ha aggiornato costantemente le linee-guida a mano a mano che venivano pubblicati i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. © FLI

Con il concetto di resilienza si aprono le raccomandazioni che la FLI – Federazione Italiana Logopedisti ha costantemente aggiornato ogniqualvolta si sono verificati cambiamenti delle indicazioni governative su come affrontare le varie fasi dell’emergenza Covid-19. L’attività di questi professionisti sanitari ha comportato anche l’assunzione di nuove responsabilità e il lavoro in prima linea nei reparti più coinvolti dall’infezione, quando si è trattato di intervenire per la riabilitazione dei pazienti ospedalizzati in via di guarigione. Ciononostante – precisa l’organismo – non esistono «comportamenti specifico-professione. Autonomia e responsabilità professionale dovranno porsi da guida per una condotta rivolta alla tutela della sicurezza del cittadino utente». Pertanto, la limitazione dei contatti sociali necessaria al contenimento del contagio comporta la sospensione o la rimodulazione del piano di intervento e trattamento logopedico, introducendo nuove abitudini d’accordo con i pazienti. Innanzitutto, i concetti-chiave rimandano al valore e agli interessi della salute collettiva come prioritari su qualunque altro diritto soggettivo, anche economico, considerando irrilevante la distinzione fra pubblico e privato in ambito sanitario, nel contesto dell’emergenza. In secondo luogo, è centrale distinguere fra interventi derogabili e non derogabili ed è possibile farlo anche consultando i documenti predisposti dalle autorità sanitarie: i primi vanno sospesi anche nella cosiddetta fase 2, gli altri che riguardano le funzioni vitali dei pazienti fragili, complessi, disfagici, post-chirurgici e post-ictus devono essere erogati con adeguati dispositivi di protezione individuale. Inoltre, vanno distinte le attività che richiedono compresenza del logopedista e del paziente da quelle che possono essere eseguite da remoto. Resta inteso che, in caso accertato di infezione da Covid-19 contratta durante il lavoro, è prevista la tutela infortunistica. Dopo queste premesse, va detto che il logopedista opera come facilitatore della comunicazione. Quando non è possibile parlare – ad esempio, nei reparti della terapia intensiva – la CAA – Comunicazione Aumentativa Alternativa, con i suoi simboli internazionali, facilita la relazione e le espressioni di necessità, pensieri ed emozioni, fra i pazienti di ogni età e i colleghi clinici, oltre che con i familiari che non possono recarsi in visita, con la gestione delle videochiamate, che sono un momento cruciale ma anche delicato. L’intervento logopedico a distanza è la modalità individuata per garantire la continuità assistenziale in piena sicurezza ed offre numerose soluzioni: programmi di teleriabilitazione su piattaforme protette interattive, teleconferenze, software dedicati, app per smartphone e tablet, tutoraggi, colloqui da remoto. Si tratta di prestazioni professionali a tutti gli effetti, ai fini assicurativi, retributivi, contrattuali. In caso di incontri diretti, i compiti dei professionisti comprendono le procedure di sanificazione degli ambienti, il pretriage, il triage e l’accoglienza dei pazienti, l’utilizzo degli opportuni dispositivi di protezione e il rispetto delle misure di distanziamento. È altresì necessario uniformarsi alle diverse normative regionali che, in alcune circostanze, hanno ulteriormente ristretto le condizioni di ripresa dell’attività. La cosiddetta fase 2, comunque, non allenta i protocolli di sicurezza anticontagio. Infine, le raccomandazioni della Federazione Italiana Logopedisti includono anche un paragrafo dedicato alla cura di sé: i professionisti sanitari, specie in un contesto di tale emergenza, devono prestare particolare attenzione alla propria salute psicofisica, cercando di tenere a bada soprattutto la confusione, la frustrazione e lo stress collegati ai momenti di crisi che non raramente, purtroppo, condizionano gli operatori di prima linea.

Claudia Patrone

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