Fronteggiare l’emergenza Covid-19: l’impatto sull’organizzazione degli operatori

I farmaci derivati dal chinino sono ototossici, informa in un intervento l’American Academy of Audiology

Covid-19: l’American Academy of Audiology ha pubblicato le sue considerazioni sui trattamenti a base di clorochina e idrossiclorochina, che contengono chinino. © AAA

American Academy of Audiology in prima linea sul fronte Coronavirus, con alcune considerazioni nell’ambito dei trattamenti a base di derivati dal chinino, quali la clorochina e l’idrossiclorochina, il cui impiego farmacologico è stato accertato nella pratica clinica di vari Paesi, con esiti ancora contraddittori e dosaggi adeguati non noti, ma anche approvato dalla FDA – Food and Drug Administration come terapia di emergenza per adulti e adolescenti affetti dalla malattia. Un allarme sui componenti ototossici, fra gli altri, è il contributo che l’associazione americana ha offerto alla comunità scientifica e alla categoria dei colleghi audiologi di tutto il mondo che, forse, si troveranno ad affrontare nuove sfide per la riabilitazione dei pazienti, quando la fase acuta della pandemia sarà passata. A lungo usati come antimalarici e per la cura di patologie autoimmuni come il lupus e l’artrite reumatoide, il chinino e i suoi derivati producono infatti anche effetti collaterali – come appunto quelli sull’udito – ben sperimentati. A proposito delle proprietà, questa sostanza è considerata bloccante del canale standard del potassio: determina una prolungata iperpolarizzazione delle cellule ciliate esterne isolate, lasciandole allungate e riducendone la forza attiva della motilità; sembra anche che modifichi il trasduttore meccanoelettrico delle cellule ciliate e che interferisca con il riciclo del potassio, in particolare nelle cellule intermedie – melanociti – della stria vascolare. Clorochina e idrossiclorochina hanno meccanismi simili, ma l'incidenza dell'ototossicità è considerata molto più bassa. Una recente revisione dell'ototossicità da idrossiclorochina in Francia ha rivelato ventidue casi, in maggior parte emersi dopo mesi o anni di trattamento; cinque pazienti hanno avuto sintomi entro quattordici giorni, con calo dell'udito associato ad acufene, vertigini o squilibrio e, in un caso, mal di testa. La gravità dei disturbi audiovestibolari, che paiono transitori, è influenzata da dose, durata dell'uso e condizioni del paziente; a questo va aggiunta l'inclusione di altri composti ototossici. Attenzione particolare va posta nelle donne in gravidanza, per l’aumento di potenziali difetti alla nascita, fra cui l’ipoacusia. Agli operatori, l’Academy suggerisce come controllare i pazienti in epoca di distanziamento sociale: è molto probabile che non si disponga di audiogrammi di base e che le cliniche non abbiano il tempo né le risorse per queste valutazioni, ma con semplici domande è possibile monitorare l’andamento dell’udito e dell’equilibrio prima o dopo la somministrazione di clorochina e idrossiclorochina.

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