Fronteggiare l’emergenza Covid-19: l’impatto sull’organizzazione degli operatori

Dalla Federazione Italiana Audioprotesisti, corso di formazione a distanza con donazione alla Protezione Civile

Con il corso di formazione da remoto dal titolo “L’audioprotesista al centro del percorso riabilitativo: metodo e sistemi”, la FIA comprende nei costi di partecipazione anche un contributo alla Protezione Civile, aderendo alla campagna contro il Coronavirus. © FIA

Durante l’epidemia Covid-19 e l’emergenza che ne è conseguita, i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono succeduti hanno definito l’esercizio delle professioni sanitarie, fra cui evidentemente anche quella audioprotesica, essenziali per la continuità dell’assistenza: seppure lontane dalla prima linea, dunque, le stesse hanno potuto mantenere la loro operatività, fatte salve diverse raccomandazioni relative, ad esempio, alla differenza da individuare fra gli interventi derogabili e inderogabili e al dovuto rispetto delle norme di sicurezza previste. Dalla FIA, la Federazione della categoria, i professionisti dei centri acustici italiani hanno ricevuto adeguate linee-guida di comportamento, debitamente riportate e consultabili a questo link. Inoltre, da segnalare un dettaglio importante – segno di fiducia nel futuro e di partecipazione alle esigenze odierne del Paese – nell’ambito della formazione professionale da remoto: con il corso “L’audioprotesista al centro del percorso riabilitativo: metodo e sistemi”, accreditato per cinquanta crediti di Educazione Continua in Medicina, la Federazione destina trenta euro dei centocinquanta del costo totale alla Protezione Civile, deputata alla gestione dell’emergenza legata all’epidemia e alla tutela della cittadinanza. L’approfondimento è accessibile sulla piattaforma FAD formazioneanap.it, in esclusiva per gli aderenti all’ANAP – Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali.

Hanno il problema della prossimità fisica anche i professionisti sanitari: ecco come cambia il lavoro nella fase 2

Obiettivo, distanziamento sociale: ma per diverse categorie professionali, fra cui molti medici, tecnici e profili sanitari e dell’assistenza, le nuove necessità di contenimento della pandemia richiedono modifiche importanti nell’esercizio lavorativo. © SIOSU

Quelli che vengono definiti i lavori di prossimità, che – per definizione – non possono uniformarsi ai criteri di distanziamento sociale richiesti dalle misure anticontagio dell’infezione da Coronavirus, vivono questa importante fase 2 con la necessità di modificare, talvolta radicalmente, operazioni e ambienti connessi con l’esercizio professionale. Quando l’emergenza dell’isolamento domestico lascia il posto ai primi segnali di ripresa di una quasi normalità, infatti, si pongono nuovi problemi di gestione e organizzazione. Succede anche a molti profili sanitari, non solo a parrucchieri, estetisti e camerieri, di cui molto più si parla. Le mansioni più urgenti in diretta relazione con il pubblico, fin da subito, hanno richiesto l’uso di dispositivi di protezione individuale, ma ora si tratta molto spesso di ripensare completamente anche il modo di condurre l’attività. Un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha conteggiato 6,14 milioni di questi lavoratori di prossimità, di cui il 62,1% è costituito da donne e la massima parte da giovani, poiché solo il 19,7% è ultracinquantacinquenne, tranne i medici che invece sono i professionisti più anziani: sono qualificati in vari settori, ma – tutti – non possono prescindere da una vicinanza fisica, quando non un vero e proprio contatto, con utenti e clienti di riferimento. Operatori sanitari e infermieri, insieme ai citati parrucchieri ed estetisti, ai commessi e ai camerieri, rappresentano per lo studio il 26,5% dell’occupazione italiana, che si concentra soprattutto nel Nord del Paese, per il 48,7%. Il quesito posto dagli autori della ricerca si riassume nel titolo, e riguarda proprio “Come cambieranno le professioni di prossimità”: le nuove regole già applicate per le attività essenziali si estendono pertanto anche a questi lavoratori, che si trovano a doversi dotare di protezioni individuali per lo svolgimento del loro impiego, ma anche ad occuparsi del contingentamento degli accessi presso il proprio esercizio, studio o negozio. Si ipotizzano ampliamenti di orari di apertura, per consentire la gestione dei flussi, ma anche una spinta alle vendite online e alle consegne a domicilio, alle prestazioni di telemedicina quando possibile e alle consulenze telefoniche o da remoto. La necessità di rivedere procedure e tecniche di lavoro, per le professioni sanitarie e non solo, è imposta naturalmente al fine di garantire la sicurezza di operatori e pazienti. La Fondazione calcola novecentosettantaseimila addetti, tra tecnici e figure qualificate per i servizi sanitari e assistenziali, oltre a trecentoduemila medici. In questo caso, oltre all’obbligo della fornitura dei dispositivi di protezione e ad un’ulteriore attenzione all’igiene e alla sanificazione di ambienti e strumenti di lavoro, è opportuno impegnarsi per un’organizzazione più funzionale di spazi e percorsi nelle strutture. Quanto ai logopedisti, lo studio li inserisce nell’insieme con i parrucchieri e i barbieri, gli estetisti e i massaggiatori, ovvero tutti coloro che forniscono servizi personali: si tratta della quarta categoria di lavoratori per numero di occupati, che in Italia comprende settecentosettantaseimila persone, pari al 12,6% del totale delle professioni di prossimità; vengono ritenuti potenzialmente più a rischio delle precedenti, in quanto questi lavori vengono svolti ad un maggiore contatto fisico con il pubblico e, non disponendo di una formazione di tipo sanitario, se si eccettuano appunto i logopedisti, possono quindi più facilmente incorrere in comportamenti pericolosi per il contagio dell’infezione. Questo gruppo è chiamato ad una riorganizzazione generale delle modalità del loro impegno: per loro, infatti, è necessario usare la manualità, dunque l’uso di guanti si configura come un nuovo vincolo; poi si deve pensare a rivedere la gestione degli spazi, contingentare le entrate, intensificare le manovre igieniche; obbligatoria diventa la prenotazione di appuntamenti.

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