Fronteggiare l’emergenza Covid-19: l’impatto sull’organizzazione degli operatori

L’ipoacusia degli anziani soli ricoverati si supera con la creatività: l’idea degli infermieri è comunicare con grandi biglietti

All’ospedale di Pavullo, nell’Appennino modenese, gli anziani soli con disturbi audiologici ricevono attenzioni speciali dagli infermieri che li curano. © AUSL Modena

Con la pubblicazione sulla pagina Facebook di questa fotografia, l’azienda sanitaria modenese intendeva certamente portare un messaggio di coraggio e speranza in queste settimane cariche di ansie e dolore, ma con ogni probabilità non si aspettava il calore e il successo che ha riscosso presso centinaia di utenti del social network, che hanno inondato di commenti e like un’immagine che – è il caso di dire – vale più di mille parole. Infatti, la testimonianza del lavoro amorevole degli infermieri dell’ospedale di Pavullo, centro nel cuore dell’Appennino, ha restituito conforto a quanti hanno pensato con angoscia alla solitudine dei pazienti ricoverati in isolamento per l’infezione da Covid-19, che si sono trovati ad affrontare la malattia e le sue sofferenze lontani dalla famiglia, in reparti anonimi popolati da figure tutte uguali, rese irriconoscibili da ogni sorta di coperture di sicurezza, di cui talvolta è forse possibile scorgere appena gli occhi. Con carta e penna, comunicare con i pazienti anziani con difficoltà uditive è così risultato più facile, e la dolcezza e l’umanità che traspaiono da questi cartelli travalicano i confini dei dispositivi di protezione individuale, della distanza fisica imposta dal pericolo di contagio, delle emozioni forti e dei pensieri negativi che circondano le corsie delle case di cura, specie nel corso di un’epidemia così sconvolgente. Il nosocomio di Pavullo, che fa capo all’Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena, conta duecentocinquanta infermieri e circa ottanta medici: non dispone della terapia intensiva e, in questa circostanza, si è attrezzato con trentadue posti letto, sui centoventi totali, dedicati a pazienti affetti da Coronavirus che non presentano condizioni cliniche eccessivamente gravi.

È il “Burlo-Garofolo” il centro di eccellenza per la chirurgia otorinolaringoiatrica friulana urgente

È definito l’ospedale delle mamme e dei bambini del Friuli – Venezia Giulia: il logo dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico “Burlo-Garofolo” di Trieste. © “Burlo-Garofolo”

Già considerato un centro di riferimento regionale specializzato nell’area materno-infantile, l’ospedale “Burlo-Garofolo” di Trieste ha riorganizzato la gestione, gli spazi e le attività per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Innanzitutto, ai pazienti accertati o sospetti di questa patologia è stato dedicato un apposito reparto di dieci posti letto, oltre ad una terapia intensiva di quattro: qui è stata garantita la possibilità di far convergere tutti gli utenti pediatrici del Friuli – Venezia Giulia. Generalmente, i pazienti di questa struttura sono i bambini, le future mamme e le donne con disturbi ginecologici, dunque – come è finora stato osservato – si tratterebbe di una categoria con una limitata incidenza, ciononostante sono stati definiti percorsi specifici ed aree deputate ai parti, agli interventi chirurgici non procrastinabili e urgenti e ai neonati. In particolare, l’istituto si è messo a disposizione di tutte le strutture sanitarie della regione proprio per eseguire le prestazioni chirurgiche pediatriche o neonatali, in una prima fase limitatamente all’attività urgente e all’attività programmata in priorità A, a supporto dei centri regionali impegnati nella gestione dei casi di Coronavirus degli adulti: in questo sono impegnati anche gli otorinolaringoiatri, oltre agli specialisti di chirurgia generale, urologia, oculistica, odontostomatologia e ortopedia.

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