Intervista a Fabio Gomiero, Otometrics: la nuova sfida da Biomedica, ex-Amplifon

Mercato

La casa madre di Otometrics, in Danimarca. © Otometrics

A tre mesi dall’annuncio che ha scosso il mercato biomedicale italiano, la cessione della divisione Biomedica da Amplifon al primo concorrente Otometrics, del gruppo ReSound, il direttore generale della parte acquirente, Fabio Gomiero, ha accettato di raccontarsi nell’intervista di seguito proposta.

Audiology Infos. La GN Hearing è un autentico colosso nel settore dell'audiologia e dell'audioprotesi: può illustrarci lo schema societario che vi rappresenta, in particolare in Italia? Schema che comprende GN Otometrics e Mercury, ReSound e Interton. Come sono organizzate le reti produttiva e distributiva? Com'è cambiata l'attività negli anni nel nostro Paese? E quali obiettivi vi ponete per il futuro?

Fabio Gomiero. La società è completamente controllata dal gruppo GN ReSound, che fa parte di GN, quotata in Borsa fin dal 1960, che impiega nel complesso un’ottantina di persone. GN ReSound e GN non producono e commercializzano soltanto apparecchi acustici: la divisione ReSound costruisce apparecchi acustici e GN Otometrics strumentazione diagnostica, mentre Mercury parte di Otometrics distribuisce la strumentazione diagnostica in Italia. L’altra anima di Great Nordic è GN Netcom, leader in un altro settore relativo alla comunicazione: sviluppa dispositivi che servono per il collegamento al computer, come le segreterie, i call center e l’accessoristica di comunicazione audio per la telefonia mobile. Il comune denominatore di queste due anime di GN – ovvero quella audiologica-audioprotesica e quella di cuffie e dispositivi per vivavoce – è l’innovazione: al debutto si utilizzava il telegrafo per la comunicazione, era il 1860, ed ancora oggi la tradizione continua nel segno della contemporaneità. Il concetto fondante rimane quello di essere innovativi e di puntare a prodotti che prima non c'erano, promuovendo e sviluppando un mercato con articoli assolutamente interessanti per l'utente. GN Hearing è il contenitore di tutte queste anime, che lavorano autonomamente in Italia.

Mercury è un brand nato nel dopoguerra proprio nel nostro Paese: l’azienda fu sviluppata da un italiano, Otello Giovacchini, poi seguita dal figlio Roberto, che negli anni ha progettato con tecnologia propria audiometri, potenziali evocati ed altre strumentazioni; la sua storia racconta di passaggi attraverso diverse proprietà, ma è rimasto un marchio importante. Otometrics, che produce strumentazione diagnostica e per il fitting del gruppo ReSound, è una divisione partita da una quota di mercato pari al 15% nel 2009, per poi decidere nuove acquisizioni già nel 2010, rilevando Mercury, che distribuiva nel mercato italiano la strumentazione diagnostica per medici ed audioprotesisti. Successivamente, diventando un interlocutore nella fornitura delle apparecchiature diagnostiche per la classe medica, abbiamo raggiunto la posizione di principale competitore di Biomedica di Amplifon, e proprio con Amplifon abbiamo trovato la convenienza reciproca per acquisire la struttura Biomedica e definire con il personale delle due divisioni un nuovo polo di vendita e supporto per la strumentazione diagnostica e di fitting. La parte più significativa della nostra società, dal punto di vista del fatturato, è GN ReSound, che si occupa della distribuzione, dell’assistenza e della produzione di apparecchi acustici sul mercato: i marchi e le linee sono ReSound, Beltone e Interton, caratterizzati da tecnologie diverse; Paolo Boffano ne è il competente direttore generale ed amministratore delegato.

In Italia non produciamo, ma siamo presenti con proposte di service: la produzione si concentra tutta in Danimarca; ovvero, chiaramente le produzioni vere e proprie vengono sviluppate in varie nazioni del mondo, mentre la progettazione e l’assemblaggio in terra danese, con la presenza di più sedi di ricerca e sviluppo, come a Chicago e nella Danimarca stessa. Disponiamo inoltre di centri di ricerca, attraverso i quali si conducono studi a livello locale. Quello che ci differenzia rispetto ad altre società del settore – vorrei dire – è il livello di innovazione reale; noi non riproponiamo mai un nuovo prodotto soltanto carrozzandolo – mi si passi l’espressione – in modo diverso, ma ci occupiamo di svilupparne un’innovazione completa. Ad esempio, Aurical: fu un articolo rivoluzionario sedici anni fa, poi quasi tre anni fa Aurical2 ha portato sul mercato un altro autentico scossone per l'applicazione degli apparecchi acustici. Noi produciamo quel tipo di novità che permette alla nostra azienda di mantenere l’elevato standard qualitativo e quelle caratteristiche che altri non hanno, distinguendola a livello mondiale. La tendenza, oggi, ci porta a lavorare sulla strumentazione che racchiude un certo numero di funzionalità in un unico sistema, in modo da poter disporre di sistemi modulari che consentono di operare con semplicità ed efficienza.


Per quanto riguarda in particolare l’Italia, la nostra società è presente qui in modo strutturato dal 1997, anno in cui l'allora GN acquisì l’azienda di mia proprietà che produceva apparecchi endoauricolari. Allora iniziammo, con un brand praticamente sconosciuto, ad ampliare il mercato. Invece adesso siamo i protagonisti, per quanto riguarda il numero di vendite, in Italia. La ditta che avevo creato già distribuiva prodotti per l'ambiente medico e, con il supporto del gruppo danese, nel tempo siamo riusciti a conquistare quote interessanti di mercato.

Mercury è un marchio italiano, nato nel dopoguerra, che ha saputo progettare – con tecnologia propria – audiometri, potenziali evocati e altre strumentazioni. © Otometrics

Pensando agli obiettivi futuri, contiamo di essere l'azienda di riferimento per gli audioprotesisti, dal punto di vista del servizio e dell’offerta della strumentazione. Con le tecnologie innovative che presenteremo a breve, fra quest'anno e il prossimo, contiamo di rimanere il partner di riferimento dei tecnici specializzati nell’applicazione degli ausili per l’udito. Anche per la classe medica, attraverso la rete di assistenza in Italia e la competenza del personale, intendiamo perfezionare il servizio: garantiremo una continuità dell’attività rispondendo in tempi brevi ad ogni richiesta di assistenza e ci proponiamo di diventare un supporto valido per il professionista, anche per quanto riguarda la sua formazione all’utilizzo delle tecnologie diagnostiche. A tal proposito stiamo predisponendo una piattaforma per la formazione dei tecnici deputati all’applicazione protesica e alla diagnostica, e cercheremo di creare un ponte fra il momento della diagnosi e l’utilizzo delle strumentazioni. Il benessere dell’utente finale è, conseguentemente, il nostro primo e unico obiettivo. In questa fase stiamo preparando nuovi eventi formativi, come abbiamo già fatto in passato, ma la novità è che ora possiamo disporre di una struttura che ci consente di immaginare qualcosa di più articolato, che prenderà il via quando avremo consolidato meglio la nuova organizzazione del lavoro.

Audiology Infos. Può presentarsi al nostro pubblico? Chi è il presidente del consiglio di amministrazione di GN Hearing per l'talia? Quali sono stati i passaggi salienti della sua formazione e della sua carriera? Cos'ha imparato da questo ruolo e, in particolare, dal settore audiologico? Come e dove si immagina fra dieci anni?

Fabio Gomiero. Non sono laureato. Il mio lavoro nell’ambito della proposta di beni strumentali è cominciato con la vendita di macchine per il movimento terra, come funzionario di una grande azienda di distribuzione. Decisi successivamente di intraprendere un'attività indipendente e, all’inizio del 1986, ebbi la possibilità di sapere che a Padova, la mia città natale, esisteva un'azienda in fortissima crisi, che produceva però prodotti con competenza unica ed una storia di grande innovazione. Tentai il salvataggio, che tuttavia risultò impossibile. Così, informato delle opportunità di questo settore, fondai una nuova società con un giovane socio, si chiamava Crea; riuscimmo in breve tempo a conquistare una buona fetta di mercato, poiché fornivamo un’elevata qualità di apparecchi acustici. In seguito, per sviluppare meglio l'attività e far crescere quel business che sembrava così promettente, si manifestò la necessità di nuovi capitali: a quel punto mio padre entrò come finanziatore, liquidando il socio. Mio padre era stato dirigente di un'azienda ben strutturata e la sua esperienza fu importantissima: lavorammo insieme dal 1987 al 1997, creando il marchio Italiana Audioprotesi, e devo dire che riuscimmo a costruire prodotti di nostra fattura sempre più interessanti, a sviluppare tecnologie che non esistevano, raggiungendo infine un livello ambizioso ma anche, per certi versi, delicato. È quel livello, infatti, in cui o si investe ulteriormente o si cede. Decidemmo di vagliare le proposte che, in quel momento, provenivano da tre società internazionali diverse. Così liquidai la mia azienda ed iniziai a lavorare come dirigente per l’acquirente, che era appunto il gruppo GN. Per la storia che mi caratterizza credo di poter essere considerato un imprenditore puro, nel senso che mi sono impegnato per costruire qualcosa a prescindere dal settore di attività in cui operavo. In quell'epoca, gli imprenditori riuscivano a ricalcare un tipo di stimolo che adesso non è forse più possibile interpretare.


Se c’è un rimpianto è che non sono riuscito, salvo sporadici casi, a convertire in prodotti le idee sviluppate dai validi ricercatori che ho conosciuto durante tutti questi anni. Ma questa è una lamentela tutta italiana: viviamo in un sistema che non facilita lo scambio tra ricerca e produzione, ed è un vero peccato, con la ricchezza intellettuale che abbiamo a disposizione.

Cos’ho imparato dal settore audiologico? Lavorando a stretto contatto con piccole e grandi realtà e con l’attività quotidiana del medico e dell’audioprotesista ho capito che anche noi produttori e distributori dobbiamo sentirci direttamente collegati alla persona, sia l’operatore sia il cliente. Questo mi piace molto, e dà un senso al nostro sforzo quotidiano. Ogni fase del nostro lavoro non è distaccata dalle altre e dall’utente finale: lavoriamo con persone che soffrono per problematiche relative all'equilibrio, alla comprensione, al rapporto con gli altri, alla crescita personale, alla scuola. Cerco di ricordare a tutti quelli che lavorano con me che i nostri prodotti non sono una merce come un'altra, perché devono corrispondere alle necessità dell'utilizzatore: così esaltiamo la parte positiva di questo lavoro, che si ritrova in ogni singola fase dell’attività, dagli sviluppatori alla contabilità, e ci ricorda anche che non possiamo abbandonare un prodotto che va male, ma abbiamo il dovere di trovare la soluzione adeguata. Chiamiamola etica del lavoro, o rapporto personale con il medico o l’audioprotesista. Noi dobbiamo capire che l’esigenza del professionista è quella di compiere una corretta e soddisfacente attività, nell’ambito del coinvolgimento del rapporto umano con il paziente e cliente. Dunque deve essere nostra cura sviluppare, costruire e mantenere un rapporto stretto con chi utilizza i nostri prodotti, che noi dobbiamo sostenere in ogni modo. Costui deve avere la sicurezza che, se manca qualcosa, saremo sempre con lui per trovare la giusta soluzione. Un esempio tra tutti è quello relativo agli strumenti per lo screening audiologico neonatale, che va effettuato nei primi giorni di vita del bambino, al fine di consentirne la valutazione audiologica e la prevenzione di possibili problematiche future: proprio in questa nicchia così importante abbiamo nostri strumenti in una percentuale pari a circa 85% dei centri nascita in Italia. Quindici anni fa desiderammo fortemente introdurre questa tecnologia: ma la nostra responsabilità oggi è che lo strumento deve funzionare, è un sistema automatico e deve essere perfetto, perché la diagnosi va fatta bene e subito. È importante avere presente tutta la catena, dalla produzione all’utilizzo delle nostre apparecchiature, e capire bene che si andrà a lavorare su un neonato che va diagnosticato subito.

Ritratto del direttore generale della divisione diagnostica di Mercury e presidente del consiglio di amministrazione di GN Hearing per l’Italia, Fabio Gomiero. © Otometrics

Credo che ci siano ottime possibilità di lavoro nel futuro, nel nostro ambiente. Se devo pensare al mio futuro, invece, non mi dispiacerebbe partecipare come supporto ad iniziative di ricerca: mettere a disposizione dei ricercatori il mio contributo di esperienza concreta, soprattutto per trovare come far collimare le diverse esigenze, e mediare, che è poi ciò che ci si aspetta dal mio ruolo. È un bel progetto a cui mi dedicherei volentieri, negli anni a venire.

Audiology Infos. A inizio febbraio 2015 è stata annunciata l'importante operazione di acquisizione della divisione biomedicale di Amplifon, confluita in GN Otometrics: come state lavorando per l'integrazione e lo sviluppo di questa sezione? La partnership con Amplifon, in particolare, aveva già visto in passato la cessione di centri acustici di GN ReSound ed appare ben consolidata: quali altre sorprese può aspettarsi in futuro il settore audiologico internazionale da questa relazione?

Fabio Gomiero. Fra le nostre due aziende esiste già un rapporto di fornitura: noi siamo fornitori di tecnologia per Amplifon a livello globale e, in alcune aree, Amplifon utilizza le nostre strumentazioni per la classe medica. È sempre stato un rapporto corretto, ma in Italia ci trovavamo in competizione. Vista anche la riduzione del mercato, e la specificità tecnica del settore, ci siamo facilmente accordati per l’acquisizione: per il costruttore è essenziale occuparsi di dispositivi tecnologici, mentre per chi di solito gestisce l’applicazione audioprotesica è davvero un'altra cosa. Così, si potrebbe dire naturalmente, sono maturate le condizioni per questa operazione: una prima discussione sull’argomento era già avvenuta tempo addietro, anche perché fra noi è sempre esistita una certa affinità nel dialogo, poiché siamo due gruppi quotati in Borsa e in questi casi esplorare alternative al proprio business è sempre importante. La soluzione individuata, comunque, punta soprattutto a garantire servizi di qualità per i nostri clienti e ad avere una massa critica che mira a risolvere i problemi di un mercato. Un’attività che è già in atto e si è ormai quasi consolidata riguarda la distribuzione capillare e l’utilizzo delle competenze di tutto il personale, di Otometrics ed ex-Amplifon, in modo da disporre del miglior servizio in tutte le varie aree d’Italia. Naturalmente non manteniamo due organizzazioni separate, ma ci avvaliamo di un’unica struttura che lavora per la medesima organizzazione.

Vorrei sottolineare che l’importanza dell'attività svolta da Amplifon in questi anni è stata quella di permettere ad una nazione come l'Italia, in oltre sessant’anni di lavoro, di godere delle migliori tecnologie per la diagnostica dell’udito. La nostra sfida è migliorare ancora questo aspetto. Ovvero, localizzare maggiormente e rendere più italiana – per così dire – la nostra proposta: essendo i costruttori, possiamo farlo come fece un tempo Amplaid. Cercheremo di trarre beneficio da un’economia di scala, al fine di rendere disponibili le tecnologie e i servizi a costi compatibili alle necessità odierne, garantendo naturalmente alla nostra società il degno margine di guadagno e investimento.

A cura di Claudia Patrone

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