Intervista a Fabio Gomiero, Otometrics: la nuova sfida da Biomedica, ex-Amplifon

Se c’è un rimpianto è che non sono riuscito, salvo sporadici casi, a convertire in prodotti le idee sviluppate dai validi ricercatori che ho conosciuto durante tutti questi anni. Ma questa è una lamentela tutta italiana: viviamo in un sistema che non facilita lo scambio tra ricerca e produzione, ed è un vero peccato, con la ricchezza intellettuale che abbiamo a disposizione.

Cos’ho imparato dal settore audiologico? Lavorando a stretto contatto con piccole e grandi realtà e con l’attività quotidiana del medico e dell’audioprotesista ho capito che anche noi produttori e distributori dobbiamo sentirci direttamente collegati alla persona, sia l’operatore sia il cliente. Questo mi piace molto, e dà un senso al nostro sforzo quotidiano. Ogni fase del nostro lavoro non è distaccata dalle altre e dall’utente finale: lavoriamo con persone che soffrono per problematiche relative all'equilibrio, alla comprensione, al rapporto con gli altri, alla crescita personale, alla scuola. Cerco di ricordare a tutti quelli che lavorano con me che i nostri prodotti non sono una merce come un'altra, perché devono corrispondere alle necessità dell'utilizzatore: così esaltiamo la parte positiva di questo lavoro, che si ritrova in ogni singola fase dell’attività, dagli sviluppatori alla contabilità, e ci ricorda anche che non possiamo abbandonare un prodotto che va male, ma abbiamo il dovere di trovare la soluzione adeguata. Chiamiamola etica del lavoro, o rapporto personale con il medico o l’audioprotesista. Noi dobbiamo capire che l’esigenza del professionista è quella di compiere una corretta e soddisfacente attività, nell’ambito del coinvolgimento del rapporto umano con il paziente e cliente. Dunque deve essere nostra cura sviluppare, costruire e mantenere un rapporto stretto con chi utilizza i nostri prodotti, che noi dobbiamo sostenere in ogni modo. Costui deve avere la sicurezza che, se manca qualcosa, saremo sempre con lui per trovare la giusta soluzione. Un esempio tra tutti è quello relativo agli strumenti per lo screening audiologico neonatale, che va effettuato nei primi giorni di vita del bambino, al fine di consentirne la valutazione audiologica e la prevenzione di possibili problematiche future: proprio in questa nicchia così importante abbiamo nostri strumenti in una percentuale pari a circa 85% dei centri nascita in Italia. Quindici anni fa desiderammo fortemente introdurre questa tecnologia: ma la nostra responsabilità oggi è che lo strumento deve funzionare, è un sistema automatico e deve essere perfetto, perché la diagnosi va fatta bene e subito. È importante avere presente tutta la catena, dalla produzione all’utilizzo delle nostre apparecchiature, e capire bene che si andrà a lavorare su un neonato che va diagnosticato subito.

Ritratto del direttore generale della divisione diagnostica di Mercury e presidente del consiglio di amministrazione di GN Hearing per l’Italia, Fabio Gomiero. © Otometrics

Credo che ci siano ottime possibilità di lavoro nel futuro, nel nostro ambiente. Se devo pensare al mio futuro, invece, non mi dispiacerebbe partecipare come supporto ad iniziative di ricerca: mettere a disposizione dei ricercatori il mio contributo di esperienza concreta, soprattutto per trovare come far collimare le diverse esigenze, e mediare, che è poi ciò che ci si aspetta dal mio ruolo. È un bel progetto a cui mi dedicherei volentieri, negli anni a venire.

Audiology Infos. A inizio febbraio 2015 è stata annunciata l'importante operazione di acquisizione della divisione biomedicale di Amplifon, confluita in GN Otometrics: come state lavorando per l'integrazione e lo sviluppo di questa sezione? La partnership con Amplifon, in particolare, aveva già visto in passato la cessione di centri acustici di GN ReSound ed appare ben consolidata: quali altre sorprese può aspettarsi in futuro il settore audiologico internazionale da questa relazione?

Fabio Gomiero. Fra le nostre due aziende esiste già un rapporto di fornitura: noi siamo fornitori di tecnologia per Amplifon a livello globale e, in alcune aree, Amplifon utilizza le nostre strumentazioni per la classe medica. È sempre stato un rapporto corretto, ma in Italia ci trovavamo in competizione. Vista anche la riduzione del mercato, e la specificità tecnica del settore, ci siamo facilmente accordati per l’acquisizione: per il costruttore è essenziale occuparsi di dispositivi tecnologici, mentre per chi di solito gestisce l’applicazione audioprotesica è davvero un'altra cosa. Così, si potrebbe dire naturalmente, sono maturate le condizioni per questa operazione: una prima discussione sull’argomento era già avvenuta tempo addietro, anche perché fra noi è sempre esistita una certa affinità nel dialogo, poiché siamo due gruppi quotati in Borsa e in questi casi esplorare alternative al proprio business è sempre importante. La soluzione individuata, comunque, punta soprattutto a garantire servizi di qualità per i nostri clienti e ad avere una massa critica che mira a risolvere i problemi di un mercato. Un’attività che è già in atto e si è ormai quasi consolidata riguarda la distribuzione capillare e l’utilizzo delle competenze di tutto il personale, di Otometrics ed ex-Amplifon, in modo da disporre del miglior servizio in tutte le varie aree d’Italia. Naturalmente non manteniamo due organizzazioni separate, ma ci avvaliamo di un’unica struttura che lavora per la medesima organizzazione.

Vorrei sottolineare che l’importanza dell'attività svolta da Amplifon in questi anni è stata quella di permettere ad una nazione come l'Italia, in oltre sessant’anni di lavoro, di godere delle migliori tecnologie per la diagnostica dell’udito. La nostra sfida è migliorare ancora questo aspetto. Ovvero, localizzare maggiormente e rendere più italiana – per così dire – la nostra proposta: essendo i costruttori, possiamo farlo come fece un tempo Amplaid. Cercheremo di trarre beneficio da un’economia di scala, al fine di rendere disponibili le tecnologie e i servizi a costi compatibili alle necessità odierne, garantendo naturalmente alla nostra società il degno margine di guadagno e investimento.

A cura di Claudia Patrone

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